Cei. Rendiconto 8 per mille 2012: luci e ombre

La Cei ha diffuso la ripartizione delle somme derivanti dall’8 per mille dell’Irpef per l’anno 2012.

Bagnasco ha commentato gli ultimi dati parlando di un aumento delle firme ed un incremento della cifra finale. Inoltre il presidente dei vescovi ha affermato che la Chiesa ha aumentato di 20 milioni le voci destinate alla carità.

Di sicuro la cifra finale è incrementata: nel 2012 (relativamente alle dichiarazioni dei redditi del 2009) la Chiesa Cattolica ha incassato 1.148.076.000 mentre nel 2011 (relativamente alle dichiarazioni del 2008) aveva ricevuto 1.118.677.000 (+2,5%). Quest’ultimo dato viene sempre dalla Cei (come gli altri) nel documento “8 per mille. Destinazione e impieghi. 1990 – 2011”.

Invece è più difficile verificare se le firme a favore della Chiesa cattolica siano aumentate o meno.

Sebbene nel documento di ripartizione del 2012 della Cei si affermi che «la percentuale delle scelte a favore della Chiesa Cattolica è stata pari all’82,92%», questa percentuale non è sul totale dei contribuenti ma solamente sul totale di coloro che hanno espresso una scelta.

Infatti nel 2007 (ultimi dati disponibili) – sul totale dei contribuenti – solamente il 43,5% ha espresso una scelta (per lo Stato, la Chiesa cattolica o altre confessioni). Fra coloro che hanno espresso una scelta, la Chiesa cattolica aveva ottenuto l’85,01% delle firme ed aveva ottenuto la stessa percentuale del gettito complessivo dell’8 per mille dell’Irpef nonostante l’85,01% corrispondesse solamente al 36,98% sul totale dei contribuenti.

In ogni caso un confronto è possibile farlo. Nel 2007 – fra coloro che avevano espresso una scelta – la Chiesa cattolica aveva ottenuto l’85,01% delle firme ottenendo 991 milioni di €. Nel 2012 la percentuale di coloro che avevano firmato a favore della Chiesa cattolica – sempre solo tra coloro che hanno espresso una scelta – è diminuita all’82,92% (-2,09%): ciò nonostante la Chiesa ha percepito 1.148.076.000 € (+16%). Questo – miracolosamente – può avvenire perché il gettito dell’8 per mille è legato alla variazione del Pil ed alla variazione del carico fiscale.

Come detto Bagnasco ha sottolineato che la Chiesa ha aumentato nel 2012 di 20 milioni le voci destinate alla carità rispetto al 2011.

Sebbene nel 2012 la Chiesa abbia deciso di destinare circa l’1,21% in più rispetto al 2011 per la voce “interventi caritativi“, la Cei ha preferito finanziare direttamente le diocesi (+1,51% rispetto al 2011) mentre sono diminuiti dello 0,19% gli interventi caritativi ai Paesi del Terzo mondo e dello 0,10% gli interventi caritativi in Italia.

Sebbene la Cei abbia deciso di destinare 20 milioni in più per interventi caritativi, un aumento consistente c’è stato anche per la voce “Iniziative di rilievo nazionale” (11 milioni in più rispetto al 2011 pari ad un aumento dello 0,68%).

In tale voce sono comprese «promozione di studi sulla musica sacra, promozione di studi sulla storia della liturgia, informazione sulle attività missionarie nel Terzo Mondo, promozione di associazioni nel campo dei mass-media, promozione di studi giuridici e morali».

Il rendiconto degli impieghi dell’8 per mille per il periodo 1990 – 2011 offre altri dati interessanti.

Infatti nella voce “esigenze di culto della popolazione”, la Cei fa rientrare anche lo stanziamento di fondi per i Tribunali Ecclesiastici Regionali per gli annullamenti matrimoniali: dal 2010 la Cei destina loro ogni anno 12 milioni di euro e questo stanziamento è triplicato dal 2000 quando aveva stanziato quattro milioni di euro.

Sebbene Bagnasco ritenga che «se la famiglia è un bene per i suoi membri, lo è anche per la collettività. Per questo la società deve difenderla, sostenerla e promuoverla; e non deve contribuire a renderla fragile in nessun modo, ivi compreso il cosiddetto divorzio breve» nel documento della Cei si legge: «Nell’ambito della pastorale matrimoniale e familiare assume delicato rilievo il problema dei matrimoni ritenuti nulli e sottoposti perciò al giudizio della Chiesa. Nel 2011 la C.E.I. ha stanziato 12 milioni di euro per concorrere al funzionamento dei 19 Tribunali ecclesiastici italiani. E’ stata così ribadita la scelta, fatta per la prima volta nel 1998, di alleggerire l’onere dei costi processuali, da taluni ritenuti onerosi, che rischiava di scoraggiare qualche fedele dall’intraprendere un processo canonico per la dichiarazione di nullità matrimoniale». Un poco contraddittorio ritenere che la società non deve rendere fragile la famiglia in ogni modo e poi destinare dei fondi ai tribunali ecclesiastici in modo da non «scoraggiare qualche fedele dall’intraprendere un processo canonico per la dichiarazione di nullità matrimoniale»: in sostanza un incentivo economico al divorzio.

Sebbene Bagnasco abbia sottolineato un maggior impegno della Chiesa per la carità, analizzando nel dettaglio la voce “interventi caritativi” rivela qualche sorpresa. La Cei infatti rivela che – tra i fondi destinati a questa voce – alcuni progetti realizzati sono stati: “realizzazione di una scuola di formazione per leaders (la Cei dovrebbe imparare che in italiano le parole straniere restano invariate al plurale) in Vietnam; l’acquisto di equipaggiamenti professionali per la produzione di programmi educativi televisivi in Ecuador; sostegno alla creazione della piattaforma multimediatica per il processo di intercomunicazione, incidenza e sostenibilità con radio associate ALER in America Latina e Caribe; costruzione della facoltà di diritto e scienze politiche dell’università cattolica del Congo.

Prima di tutto sarebbe opportuno ricevere qualche informazione sulla suddetta scuola di formazione per leader in Vietnam e quali sono i suoi scopi.

In ogni caso è veramente difficile che questi progetti possano essere definiti “interventi caritativi”. La Cei inoltre in questa voce fa rientrare anche il “sostegno ai monasteri femminili di clausura particolarmente bisognosi” sebbene questa voce debba rientrare più verosimilmente nella voce di spesa “sostentamento al clero”. È facile constatare che se il rendiconto presentato dalla Cei fosse il rendiconto di una qualsiasi società, i revisori contabili avrebbero molto di cui lamentarsi.

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