Uccr: le nozze gay non sono diritti umani. Quando è il caso di documentarsi prima di scrivere

Gli “uccrociati” del blog Uccr continuano la loro “crociata” contro il matrimonio omosessuale.

Questa volta ad essere bersaglio di un loro articolo è Giuseppe Cruciani conduttore del programma “La Zanzara” su Radio 24. Radio 24 appartiene al “Gruppo 24 Ore” la cui proprietà è – per il 67,5% – di Confindustria.

Il titolo dell’articolo di Uccr è “Attento Cruciani, le nozze gay non sono diritti umani“.

Dopo aver descritto la persona di Giuseppe Cruciani (anche con vicende poco attinenti che riguardano la sua vita privata) viene riportata una frase di Cruciani il quale – in merito alle vicende dell’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi – avrebbe dichiarato: «Ma in un mondo in cui c’è un uomo ricco e potente a cui si rivolgono donne che vogliono entrare nel mondo dello spettacolo è il segno che la società occidentale funziona. Negli Stati Uniti, in Francia e in Italia esiste la donna, o uomo, che si rivolgono all’uomo potente per ottenere qualche cosa. Vendere il proprio corpo è un segnale che c’è la libertà. E’ un segnale di libertà. Meno male che esiste questa cosa. Se non esistesse, non esisterebbe la società occidentale. Saremmo in un altro mondo dove vengono tagliate le mani».Il pensiero di Giuseppe Cruciani è certamente discutibile ma nell’archivio dei nostri “uccrociati” non risulta che abbiano mai condannato le vicende dell’ex premier Berlusconi.

Secondo Uccr: «Un ascoltatore, ha raccontato di aver trovato nei bagni dell’autogrill la frase: “Difendi i diritti umani, ascolta Giuseppe Cruciani”, firmato“gaypride”, slogan che Cruciani ha voluto sentirsi ripetere più volte, registrandolo e trasmettendolo più volte durante la trasmissione». Di certo non si può sapere se il fatto sia vero e forse le scritte nei bagni dell’autogrill non sono delle fonti molto attendibili. Ad ogni modo secondo Uccr «Nessuno degli ascoltatori è però riuscito a far notare che secondo la Corte europea (dei Diritti dell’Uomo, ndr) non esiste nessun diritto al “matrimonio omosessuale”, e la sua negazione non è certo una violazione di qualcosa, per non parlare dell’adozione. L’unico diritto in gioco, semmai, è quello alla vita del bambino (l’aborto, sì, è una violazione di diritti umani), e alla sua crescita tra un padre e una madre».

Gli “uccrociati” nell’affermare che «secondo la Corte europea non esiste nessun diritto al “matrimonio omosessuale”» fanno riferimento al caso di Horst Michael Schalk e Johann Franz Kopf ed a tal senso riportano un link ad un articolo de “Il Giornale” (forse un’altra fonte sarebbe più appropriata….).
Questi sono i fatti. Horst Michael Schalk e Johann Franz Kopf sono una coppia omosessuale austriaca, che – non esistendo in Austria il matrimonio omosessuale – si rivolsero alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) per vedere riconosciuto il loro diritto a sposarsi in base alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Bisogna specificare che dal 1 gennaio 2010 in Austria è presente una legge per le unioni civili anche per le coppie dello stesso sesso.
Riguardo il matrimonio, la “Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali” all’articolo 12 prescrive che «Men and women of marriageable age have the right to marry and to found a family, according to the national laws governing the exercise of this right» («A partire dall’età minima per contrarre matrimonio, l’uomo e la donna hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia secondo le leggi nazionali che regolano l’esercizio di tale diritto»). A questo link il testo della Convenzione in italiano.

A riguardo l’opinione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nella sentenza sul caso specifico è stata la seguente:
«The applicants argued that the wording did not necessarily imply that a man could only marry a woman and vice versa. The Court observes that, looked at in isolation, the wording of Article 12 might be interpreted so as not to exclude the marriage between two men or two women. However, in contrast, all other substantive Articles of the Convention grant rights and freedoms to “everyone” or state that “no one” is to be subjected to certain types of prohibited treatment. The choice of wording in Article 12 must thus be regarded as deliberate. Moreover, regard must be had to the historical context in which the Convention was adopted. In the 1950s marriage was clearly understood in the traditional sense of being a union between partners of different sex.
61. Regard being had to Article 9 of the Charter, therefore, the Court would no longer consider that the right to marry enshrined in Article 12 must in all circumstances be limited to marriage between two persons of the opposite sex. Consequently, it cannot be said that Article 12 is inapplicable to the applicants’ complaint. However, as matters stand, the question whether or not to allow same-sex marriage is left to regulation by the national law of the Contracting State.
62. In that connection the Court observes that marriage has deep-rooted social and cultural connotations which may differ largely from one society to another. The Court reiterates that it must not rush to substitute its own judgment in place of that of the national authorities, who are best placed to assess and respond to the needs of society (see B. and L. v. the United Kingdom, cited above, § 36)».

Questa è la traduzione in italiano:
«I ricorrenti hanno sostenuto che la formulazione non implica necessariamente che un uomo poteva solo sposare una donna e viceversa. La Corte osserva che, considerate isolatamente, la formulazione dell’articolo 12, potrebbe essere interpretata in modo da non escludere il matrimonio tra due uomini o due donne. Tuttavia, al contrario, tutti gli altri articoli della Convenzione conferiscono diritti e libertà a “tutti” o stabiliscono che “nessuno” deve essere sottoposto a certi tipi di trattamenti vietati. La scelta del testo dell’articolo 12 deve quindi essere considerata intenzionale. Inoltre, si deve tener conto del contesto storico in cui è stata adottata la Convenzione. Nel 1950 il matrimonio era chiaramente inteso nel senso tradizionale di essere una unione tra i partner di sesso diverso.
Tenuto conto dell’articolo 9 della Carta, di conseguenza, la Corte non ritiene che il diritto al matrimonio sancito dall’articolo 12 deve in ogni caso essere limitato al matrimonio tra due persone di sesso opposto. Di conseguenza, non si può dire che l’articolo 12 è inapplicabile alla denuncia delle ricorrenti. Tuttavia, come stanno le cose, la questione se consentire o meno il matrimonio omosessuale viene lasciato alla regolamentazione dalla legge nazionale dello Stato contraente.
A tal riguardo la Corte osserva che il matrimonio ha connotazioni sociali e culturali radicate che possono differire in gran parte da una società all’altra. La Corte ricorda che non deve correre a sostituire il proprio giudizio in luogo di quello delle autorità nazionali, che sono nella posizione migliore per valutare e rispondere ai bisogni della collettività (v. B. e L. v Regno Unito, citata , § 36)».

Quindi la Corte in sostanza ha stabilito che – in base all’articolo 9 della Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali – il matrimonio è un diritto anche per le persone dello stesso sesso ma – a tal proposito – resta salva la regolamentazione della legge nazionale dello stato contraente: ipse dixit……

Insomma il pensiero della CEDU è ben diverso da “non esiste nessun diritto al matrimonio omosessuale”: basta leggere la sentenza a cui si riferiscono gli “uccrociati“.

Ritornando ai nostri “uccrociati” scrivono che «la sua negazione (del matrimonio omosessuale, ndr) non è certo una violazione di qualcosa, per non parlare dell’adozione. L’unico diritto in gioco, semmai, è quello alla vita del bambino (l’aborto, sì, è una violazione di diritti umani), e alla sua crescita tra un padre e una madre».

Come letto, la stessa CEDU afferma che il matrimonio è un diritto anche per persone dello stesso sesso; inoltre gli “uccrociati” dovrebbero imparare che “matrimonio omosessuale” ed “adozione omosessuale” sono due diritti diversi e separati: uno Stato potrebbe benissimo adottare il matrimonio omosessuale ma vietare l’adozione. Resta da capire in base a quale legge gli “uccrociati” stabiliscono che “l’aborto è una violazione dei diritti umani”.

Per gli “uccrociati” «il termine “matrimonio omosessuale”, è un ossimoro perché “matrimonio” deriva dal latino matris munia, ovvero “doveri della madre”, implicando dunque la relazione tra coloro che generano e coloro che sono generati, cosa esclusa per natura agli omosessuali».

Forse la definizione di “ossimoro” per il matrimonio omosessuale è poco attinenente considerato che l’ossimoro è una figura retorica che ben poco riguarda il matrimonio omosessuale.

Detto ciò, la risposta all’argomentazione degli “uccrociati” proviene dalla stessa Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nella citata sentenza.

Infatti i giudici della Cedu ritengono che: «In Christine Goodwin (cited above, §§ 100-104) the Court departed from that case-law: It considered that the terms used by Article 12 which referred to the right of a man and woman to marry no longer had to be understood as determining gender by purely biological criteria. In that context, the Court noted that there had been major social changes in the institution of marriage since the adoption of the Convention».

Questa la traduzione:«Nel caso Christine Goodwin (già citata, § § 100-104), la Corte partì da tale giurisprudenza: ha ritenuto che i termini utilizzati ai sensi dell’articolo 12 che fanno riferimento al diritto di un uomo e una donna di sposarsi non dovevano più essere intesi come la determinazione di genere in base a criteri puramente biologici. In tale contesto, la Corte ha rilevato che vi erano stati grandi cambiamenti sociali nell’istituzione del matrimonio dopo l’adozione della Convenzione».

La nostra Corte Costituzionale invece riguardo il rapporto “matrimonio/procreazione” così si è espressa nella sentenza 138/2010: «Sarebbero prive di fondamento, quindi, le tesi che giustificano l’implicito divieto di matrimonio tra persone dello stesso sesso ricorrendo ad argomenti correlati alla capacità procreativa della coppia ed alla tutela della procreazione. Al riguardo, sarebbe sufficiente sottolineare che la Costituzione e il diritto civile non prevedono la capacità di avere figli come condizione per contrarre matrimonio, ovvero l’assenza di tale capacità come condizione d’invalidità o causa di scioglimento del matrimonio, sicché quest’ultimo e la filiazione sarebbero istituti nettamente distinti». Ed inoltre «Né sarebbe possibile che “società naturale” sia intesa come luogo della procreazione, in quanto il matrimonio civile non sarebbe più istituzionalmente orientato a tale finalità. Dal 1975 l’impotenza non costituisce causa d’invalidità del matrimonio, se non quando sia materia di errore in cui sia incorso l’altro coniuge (art. 122 cod. civ.). Inoltre, possono contrarre matrimonio anche le persone che, avendo cambiato sesso, sono inidonee alla generazione e quelle che, a causa dell’età, tale attitudine più non hanno» ed infine «In definitiva, la procreazione sarebbe soltanto un elemento eventuale nel rapporto coniugale e ciò dimostrerebbe quanto lontano sia il concetto di famiglia da accogliere nell’ambito dell’art. 29 Cost. rispetto a quello della tradizione giudaico-cristiana. Il matrimonio sarebbe, senza dubbio, l’unione di due esistenze, i cui fini fondamentali coincidono con i diritti e i doveri che i coniugi assumono al momento della celebrazione in base all’art. 143 cod. civ., fini ai quali è estranea la prospettiva, soltanto eventuale, della procreazione, altrimenti si dovrebbe considerare impossibile la celebrazione di un matrimonio tutte le volte in cui sia naturalisticamente impossibile per i nubendi procreare».
Non credo sia necessario aggiungere altro: basta solo leggere.

Agli “uccrociati” va il suggerimento di leggere le sentenze a cui fanno riferimento prima di scrivere degli articoli a riguardo: basta perdere 10 minuti del proprio tempo. In caso contrario il rischio è di citare sentenze che hanno un significato più profondo e ben diverso della semplice spiegazione dei giornali: in sostanza si rischia di essere smentiti (com’è successo in questo caso) dalle stesse sentenze riportate.

Inoltre il consiglio è anche di leggere – oltre la già citata sentenza 138/2010 della Corte Costituzionale – anche la Risoluzione del Parlamento Europeo del 13 marzo 2012 e la sentenza 4184/2012 della Suprema Corte di Cassazione.

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5 pensieri su “Uccr: le nozze gay non sono diritti umani. Quando è il caso di documentarsi prima di scrivere

    1. Cagliostro Autore articolo
      Uno che per studiare le sentenze si limita ad un articolo pubblicato da “Il Giornale” piuttosto che fare affidamento alla sentenza o al limite ad una rivista giuridica…..
      Rispondi

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