Ipso: aumentano gli Italiani a favore del matrimonio omosessuale. Gli uccrociati di Uccr in stato confusionale.

Il Corriere della Sera ha pubblicato un sondaggio – realizzato dalla Ipso di Renato Mannheimer – secondo cui il 59% degli Italiani sarebbero contrari all’istituzione del matrimonio omosessuale contro il 40% degli Italiani che invece sarebbero a favore.
Tra i fattori che incidono su questo trend, di sicuro il fattore “età” è il più importante. Infatti ad essere decisamente contrari (76%) al matrimonio tra omosessuali sono le persone over 65.

Al diminuire dell’età, invece aumenta la propensione al matrimonio omosessuale. Infatti i ragazzi tra i 18 e 24 anni sono leggermente a favore del matrimonio omosessuale: 51% di favorevoli contro il 49% di contrari.

Anche il mondo cattolico non è molto compatto. Tra i cattolici praticanti (ossia quelli che vanno almeno due volte al mese a messa) c’è una quota considerevole (30%) di favorevoli contro il 67% di contrari.

Dalla lettura di questi dati un altro dato è molto importante. Appena sette anni fa la percentuale dei contrari al matrimonio omosessuale erano il 66% della popolazione (oggi il 59%) mentre i favorevoli erano il 32% (oggi il 40%): quindi in sette anni è aumentato il favore al matrimonio omosessuale.

I dati di Ipso sono coerenti con quanto era emerso nella ricerca La popolazione omosessuale nella società italiana” pubblicata a maggio da Istat. Nella ricerca Istat emerge che il 56% degli Italiani è contrario all’introduzione del matrimonio omosessuale. Se si considera che le ricerche sociologiche hanno sempre un margine di errore del 3%, confrontando la ricerca di Istat (56% di contrari) e quella di Ipso (59%) di contrari) è facile notare come questi due dati siano simili e confermino la bontà del metodo di ricerca.
Allo stesso modo nella ricerca Istat era emerso che il 62,8% del campione è dell’idea che sia giusto che che una coppia di omosessuali che convive, pur non sposandosi, possa avere per legge gli stessi diritti di una coppia sposata.
Perciò gli Italiani sono a favore nel riconoscere ad una coppia omosessuale gli stessi diritti di una coppia sposata ma sono ancora contrari nell’accettare l’idea del “matrimonio omosessuale” nonostante – lentamente – questo concetto stia cominciando ad essere condiviso sempre di più.

Ovviamente i cattolici integralisti di Uccr hanno commentato la notizia affermando che «le persone più sagge e mature come gli over 65, mostrano una maggiore avversità alle unioni gay». Pensare che le persone più anziane siano le più sagge forse è un po’ troppo semplicistico. Volendo essere semplicistici (o sempliciotti) come gli uccrociati verrebbe da pensare che gli over 65 di sicuro non sono le persone più propense alle nuove tecnologie che tutti noi usiamo: insomma il fatto che gli anziani abbiano un certo tipo di idee di certo non vuol dire che tali idee siano giuste. Questo non significa ovviamente che i più giovani siano per forza più lucidi mentalmente e gli uccrociati daranno prova di questo come si vedrà.

Gli uccrociati si sono indaffarati a riportare il pensiero di chi – tra giuristi, scrittori e giornalisti – è contrario al matrimonio omosessuale.

Gli uccrociati riportano le parole del magistrato Vladimiro Zagrebelsky secondo cui «non v’è omogeneità tra il matrimonio cui la Costituzione si richiama e l’unione omosessuale». Ovviamente le parole di Zagrebelsky sono state estrapolate da un contesto più ampio. Zagrebelsky infatti ricorda – interpretando correttamente la sentenza 138/2010 della Corte Costituzionale – che il riconoscimento giuridico della coppia omosessuale «non richiede necessariamente l’equiparazione al matrimonio, come dimostra la varietà delle soluzioni adottate dai vari Paesi europei (e) spetta quindi al Parlamento individuare le forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni omosessuali».
Vladimiro Zagrebelsky è definito – dai nostri uccrociati – come “magistrato iperlaicista”: non si sa quale sia il motivo per meritarsi questo aggettivo. Forse i nostri uccrociati confondono Vladimiro Zagrebelsky con il fratello Gustavo: già presidente della Corte Costituzionale, collaboratore di la Repubblica, presidente dell’associazione Libertà e Giustizia ed avversario delle posizioni politiche e culturali dei cosiddetti atei devoti. Fare confusione tra Gustavo e Vladimiro Zagrebelsky non è un grande segno di lucidità mentale per i nostri uccrociati.

Le tesi in opposizione al matrimonio omosessuale non sono finite per i nostri uccrociati e riportano il pensiero dello scrittore Ruggero Guarini secondo cui ci sono cinque motivi per non legalizzare le unioni gay. Gli uccrociati – sintetizzando il pensiero di Guarini – affermano che «solo il matrimonio tradizionale è naturalmente aperto alla procreazione, per questo lo Stato non può non riconoscerli una speciale natura giuridica» e che «il termine “matrimonio” esclude anche etimologicamente gli omosessuali, in quanto esso deriva de “mater”, ovvero l’apertura alla procreazione». Mi dispiace per Guarini e – molto meno – per i nostri simpatici uccrociati ma la Corte Costituzionale (scusate se è poco) ha un parere esattamente opposto. Infatti i nostri costituzionalisti – nella citata sentenza 138/2010 – hanno affermato che «sarebbero prive di fondamento, quindi, le tesi che giustificano l’implicito divieto di matrimonio tra persone dello stesso sesso ricorrendo ad argomenti correlati alla capacità procreativa della coppia ed alla tutela della procreazione. Al riguardo, sarebbe sufficiente sottolineare che la Costituzione e il diritto civile non prevedono la capacità di avere figli come condizione per contrarre matrimonio, ovvero l’assenza di tale capacità come condizione d’invalidità o causa di scioglimento del matrimonio, sicché quest’ultimo e la filiazione sarebbero istituti nettamente distinti». Inoltre «né sarebbe possibile che “società naturale” sia intesa come luogo della procreazione, in quanto il matrimonio civile non sarebbe più istituzionalmente orientato a tale finalità» ed «in definitiva, la procreazione sarebbe soltanto un elemento eventuale nel rapporto coniugale e ciò dimostrerebbe quanto lontano sia il concetto di famiglia da accogliere nell’ambito dell’art. 29 Cost. rispetto a quello della tradizione giudaico-cristiana. Il matrimonio sarebbe, senza dubbio, l’unione di due esistenze, i cui fini fondamentali coincidono con i diritti e i doveri che i coniugi assumono al momento della celebrazione in base all’art. 143 cod. civ., fini ai quali è estranea la prospettiva, soltanto eventuale, della procreazione, altrimenti si dovrebbe considerare impossibile la celebrazione di un matrimonio tutte le volte in cui sia naturalisticamente impossibile per i nubendi procreare».

Il terzo motivo per non introdurre il matrimonio omosessuale sarebbe il “rischio” di un «rozzo attacco al linguaggio che trovò forse la sua più bestiale espressione nella soppressione delle parole “padre”, “madre”, “moglie” e “marito” nella ridicola legge spagnola su matrimonio e famiglia» (queste sono le parole di Guarini). I nostri uccrociati riassumono queste parole di Guarini affermando che ci sarebbe uno «stravolgimento concettuale di termini come “moglie”, “marito”, “padre” e “madre”, già sentiti come discriminatori verso coloro che non lo possono essere»: siamo sicuri che gli uccrociati sappiano leggere ed interpretare? Un secondo segno di annebbiamento mentale per i nostri uccrociati.
Ad ogni modo Guarini sarà sconvolto ma negli articoli del codice civile che regolano il matrimonio (143, 144 e 147) non ci si riferisce a “moglie” e “marito” (ad eccezione del primo comma dell’art. 143) ma più genericamente a “coniugi”: insomma forse questo “attacco” c’è stato e Guarini non se n’è accorto.

Il quarto motivo – per Guarini e i nostri uccrociati – per non legalizzare il matrimonio omosessuale è che «i problemi pratici e legali possono essere risoltianche senza l’esigenza del matrimonio, ma attraverso precise misure giuridiche»: è strano che – su 27 stati membri della Ue – ben 19 abbiano pensato solamente ad introdurre il matrimonio omosessuale o il riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali ed abbiano ignorato la soluzione proposta da Guarini.

L’ultimo motivo è che si tratta «di una mera strumentalizzazione del movimento gay, che in realtà non è interessato davvero come ha spiegato Imma Battaglia, presidente DigayProject» Francamente non è vero che Imma Battaglia abbia detto che il movimento gay non è interessato al riconoscimento delle unioni omosessuali. Le parole di Imma Battaglia sono più che chiare: «Difendo il diritto alla libertà di scelta, ma- senza il diritto a una vita dignitosa, senza lavoro, senza welfare, senza prospettive future- questo diritto sarà negato a tutti e tutte. Per me questo è il diritto civile più importante, da cui scaturiscono tutti gli altri». Insomma – per Imma Battaglia – il matrimonio omosessuale rientra nell’insieme ben più ampio dei diritti civili come il diritto al lavoro ed allo stato sociale: ben più che condivisibile. Un terzo segno di annebbiamento mentale per i nostri uccrociati: bisogna preoccuparsi?

L’ultimo contributo contrario all’introduzione del matrimonio omosessuale – per i nostri uccrociati – viene dal giurista Francesco D’Agostino con un contributo – non a caso – dalle pagine di Avvenire.
Francesco D’Agostino – è il caso di ricordarlo – insegna diritto alla Lumsa (Libera Università Maria Santissima Assunta) ed alla Pontificia Università Lateranense. È inoltre Presidente dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani e membro della Pontificia Accademia per la Vita.
Ad ogni modo – secondo gli uccrociati – Francesco D’Agostino «ha svelato il sofisma per cui si vuole far credere che la legalizzazione del matrimonio gay sia per la tutela di un “privato” interesse di coppia, mentre il matrimonio ha invece una chiara valenza pubblica e mette in gioco interessi sociali di carattere generale e antropologico».
Purtroppo per Francesco D’Agostino, la Corte Costituzionale ha un pensiero esattamente contrario ed infatti – sempre nella citata sentenza – la Corte afferma che «il diritto di sposarsi configura un diritto fondamentale della persona, riconosciuto a livello sopranazionale (artt. 12 e 16 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, artt. 8 e 12 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848 – Ratifica ed esecuzione della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950 e del Protocollo addizionale alla Convenzione stessa, firmato a Parigi il 20 marzo 1952 – artt. 7 e 9 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000), nonché in ambito nazionale (art. 2 Cost.). La libertà di sposarsi o di non sposarsi, e di scegliere il coniuge autonomamente, riguarda la sfera dell’autonomia e dell’individualità, sicché si risolve in una scelta sulla quale lo Stato non può interferire, se non sussistono interessi prevalenti incompatibili, nella fattispecie non ravvisabili».

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4 pensieri su “Ipso: aumentano gli Italiani a favore del matrimonio omosessuale. Gli uccrociati di Uccr in stato confusionale.

  1. Antonio
    Basta citiare gli uccr. Fate solamente un favore a quegli estremisti continuando a parlare di loro. Lasciate che si estinguano come gli over 65, che vivono ancora in un modo di discriminazione e ignoranza.
    Rispondi
    1. Cagliostro Autore articolo
      Ciao Antonio,
      da una parte son d’accordo con te: meglio lasciar estinguere (intellettualmente ovviamente) gli uccrociati sebbene credo siano lontani dall’essere dalla fascia di età “over 65”.
      Comunque un merito gli deve essere riconosciuto: riportare dei contributi di cattolici che – alla fine – sono ospitati su Avvenire o La Stampa. Impossibile ignorare questi ultimi….
      Rispondi

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