Bagnasco: “politici cattolici indispensabili al Paese”. Per cosa?

«È sempre doveroso che, nella vita pubblica, i cattolici siano sempre più numerosi e ben formati, come da tempo esorta il Santo Padre Benedetto XVI e i Vescovi italiani»: questo è stato l’augurio del Presidente della Cei e arcivescovo di Genova, cardinale Bagnasco durante l’omelia celebrata nella Cattedrale del capoluogo ligure.

Stupisce che il capo dei vescovi italiani si auguri solamente che i politici cattolici siano sempre più numerosi e più formati mentre non si augura affatto che siano semplicemente sempre più onesti: forse il Capo dei Vescovi italiani non è al corrente di quanto sta succedendo a Comunione e Liberazione ed al Presidente ciellino della Regione Lombardia Roberto Formigoni?

Bagnasco si augura che i politici siano sempre più numerosi in Italia ma forse dimentica che non esiste paese europeo che abbia avuto tanti capi di governo cattolici come l’Italia. Dall’8 maggio 1948 con il Governo De Gasperi della prima legislatura fino al Governo Berlusconi IV rimasto in carica fino al 16 novembre 2011, su 57 governi in 63 anni, 48 avevano come premier un cattolico e solo 9 un laico: 2 volte Spadolini, 2 Craxi, 2 Amato, 2 D’Alema, 1 Ciampi, che peraltro si dichiara cattolico. In 63 anni l’Italia è stata governata per 53 anni e mezzo da un cattolico e per 9 anni e mezzo da un laico. Dal 16 novembre 2011 è Presidente del Consiglio il cattolico Mario Monti che guida un esecutivo in cui ci sono molti esponenti del mondo cattolico (Ornaghi, Riccardi, Passera, Balduzzi).

Sempre per Bagnasco «i grandi statisti cattolici che l’Italia ricorda hanno portato la propria indiscutibile statura umana e cristiana che il Paese, l’Europa e gli scenari internazionali esigevano allora come oggi». Certamente l’Italia ha avuto la fortuna di conoscere uno statista cattolico come Alcide De Gasperi ma forse Bagnasco dimentica cosa è successo in seguito. Dovrebbe ricordarsi che in Italia esisteva un partito di chiara ispirazione cattolica – la Democrazia Cristiana – che ha governato l’Italia per cinquant’anni i cui leader (e capi di governo) sono stati condannati in via definitiva per finanziamento illecito ai partiti (come l’esponente democristiano e già Presidente del Consiglio Arnaldo Forlani e come il più volte ministro Paolo Cirino Pomicino).

Bagnasco dovrebbe ricordarsi che Giulio Andreotti – uno dei massimi esponenti della Democrazia Cristiana e Presidente del Consiglio per sette volte – è stato processato per il reato di associazione a delinquere. La sentenza definitiva stabilì che Andreotti aveva commesso il reato di partecipazione all’associazione a delinquere Cosa Nostra fino alla primavera del 1980: reato che però è stato estinto per prescrizione.

Sebbene Bagnasco affermi che il Paese esigeva la statura umana di grandi statisti, forse all’Italia non erano necessari politici come l’ex sindaco democristiano di Palermo Vito Ciancimino, esponente della cosca dei Corleonesi, assessore comunale del capoluogo siciliano durante la grande speculazione edilizia “Sacco di Palermo”, condannato in via definitiva per mafia e corruzione e leader in Sicilia della corrente “Primavera” della Democrazia Cristiana che faceva capo a Giulio Andreotti.

Attualmente un altro politico cattolico italiano Totò Cuffaro (detto “Totò vasa vasa”) membro dell’Unione dei Democratici Cristiani e di Centro e Presidente della Regione Sicilia dal 2001 al 2008 è stato condannato definitivamente a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e rivelazione di segreto istruttorio e sta scontando la pena nel carcere di Rebibbia.

Sempre per Bagnasco i politici cattolici «hanno messo al servizio non di sé stessi ma del bene comune un’alta caratura intellettuale, spirituale e dottrinale formata alla luce del magistero sociale della Chiesa senza reticenze o complessi avendo ben chiara la fisionomia e la distinzione tra i diversi problemi ed i diversi livelli».

Parlando di “bene comune”, Bagnasco dovrebbe ricordarsi che nel 1992 – dopo anni di governi democristiani – il debito pubblico in Italia era il 120% del Pil come da dati della Banca d’Italia.

Se formarsi “alla luce del magistero sociale della Chiesa” produce questi effetti sull’economia del Paese allora forse è meglio formarsi su altre letture.

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