Pussy Riot condannate a due anni: la posizione del mondo cattolico

È noto che il gruppo punk-rock delle Pussy Riot è stato condannato a due anni di reclusione per teppismo motivato da religioso.
Questi sono i fatti. Un gruppo di sei donne incappucciate si è introdotto – senza che ci fosse nessuna funzione religiosa – nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca intonando questi versi:
«Madre di Dio, Vergine, caccia via Putin! caccia Putin, caccia Putin! Sottana nera, spalline dorate. Tutti i parrocchiani strisciano inchinandosi. Il fantasma della libertà è nel cielo. Gli omosessuali vengono mandati in Siberia in catene. Il capo del Kgb è il più santo dei santi. Manda chi protesta in prigione. Per non addolorare il santo dei santi le donne devono partorire e amare. Spazzatura, spazzatura, spazzatura del Signore. Spazzatura, spazzatura, spazzatura del Signore. Madre di Dio, Vergine, diventa femminista. Diventa femminista, diventa femminista. Inni in chiesa per leader marci, una crociata di nere limousine. Il prete viene oggi nella tua scuola. Vai in classe, portagli il denaro. Il Patriarca crede in Putin. Quel cane dovrebbe piuttosto credere in Dio. La cintura della Vergine Maria non impedisce le manifestazioni. La Vergine Maria è con noi manifestanti. Madre di Dio, Vergine, caccia via Putin. Caccia via Putin! caccia via Putin!»

L’esibizione è durata poco più di un minuto prima che i dipendenti della Chiesa riuscissero a far terminare la protesta: di seguito il video della performance delle artiste.

Successivamente sono state arrestate Maria Alyokhina (24 anni), Nadezhda Tolokonnikova (22 anni) e Ekaterina Samutsevitch (29 anni) e condannate – come detto – a due anni di carcere.

I governi occidentali hanno espresso la loro protesta per la condanna mentre il gruppo delle femministe ucraine di Femen ha inscenato una protesta tagliando un crocifisso a Kiev.

Dal mondo cattolico italiano non ci sono state significative prese di posizione sul fatto tranne un articolo di Avvenire in cui si scrive che «al procedimento si attribuisce una motivazione politica, anche se il gesto delle Pussy Riot sarebbe stato sanzionato in qualsiasi altro Paese».
È facile attribuire al gesto un signifcato politico considerato che l’oggetto della protesta delle Pussy Riot era il presidente Putin. Francamente è difficile che in Italia (o nel mondo occidentale) un simile gesto possa essere condannato. Le Pussy Riot – come si nota dal filmato – non hanno interrotto nessuna funzione religiosa e non hanno distrutto oggetti sacri. Se il loro testo fosse stato considerato offensivo nei confronti della religione sarebbero stati condannate ad una pena massima di 6.000 € di multa (art. 403 c.p.).
Forse sarebbero state imputabili del reato d’ingiuria (art. 594 c.p.) per aver definito “cane” il Patriarca: pena massima di 516 € e sei mesi di carcere (pena che sarebbe stata ovviamente sospesa). Insomma – in Italia – avrebbero rischiato al massimo una tiratina d’orecchi da parte della Polizia ed una segnalazione all’autorità di pubblica sicurezza ma mai una condanna a due anni.

Molto equilibrata invece la posizione del sociologo cattolico Massimo Introvigne dalle pagine web di Zenit.org – l’agenzia d’informazione della congregazione dei Legionari di Cristo – secondo cui «le voci che protestano contro condizioni di detenzione troppo dure e una pena troppo severa meritano di essere ascoltate, tenuto conto della situazione personale delle giovani imputate. Tuttavia non si può, come alcuni fanno, andare oltre ed esaltare il gesto per cui le Pussy Riots sono state condannate. Ho l’impressione che non tutti conoscano esattamente i fatti. Le Pussy Riots hanno cantato una canzone dove non si limitano ad affermazioni politiche ma chiamano il patriarca ortodosso ‘puttana’, e il cui ritornello fa il verso alla liturgia ortodossa ripetendo ‘La merda, la merda, la merda del Signore’. E non l’hanno cantata in un loro locale, e neppure in una piazza, ma nella cattedrale di Mosca, uno dei luoghi più santi dell’ortodossia russa». Il sociologo torinese ricorda il gesto delle contestatrici di Femen «che nella piazza principale di Kiev hanno abbattuto con una motosega quella che non è, come è stato scritto, una semplice croce, ma un crocifisso con l’immagine di Gesù Cristo, che è stao gettato nella polvere urlando slogan anti-religiosi».

Certamente il gesto delle Pussy Riot può essere criticabile considerato che si è svolto in un luogo di culto ed ancora più criticabile è il gesto di Femen però non bisogna commettere l’errore di giudicare con il nostro metro di giudizio azioni che si sono svolte in contesti totalmente diversi da quello democratico occidentale.
Nelle moderne democrazie occidentali certamente non è necessario entrare in un luogo di culto per protestare contro il governo in carica considerato che tutti abbiamo la possibilità di protestare e di esprimere il nostro pensiero in forma civile. La situazione invece è molto diversa in Russia dove i diritti umani – come denuncia anche Amnesty International – sono completamente schiacciati.
Volendo fare un paragone forte sarebbe come criticare i partigiani perché usavano le armi ed uccidevano i fascisti ed i nazisti invasori: ovviamente gli strumenti che sono accettabili in contesti di bassa democrazia non lo sono in contesti di elevata democrazia e libertà.

Molto più confuso è invece l’intervento del solito Bruno Volpe da Pontifex che scrive «le cantanti Pussy Riot, che tempo fa avevano intonato canzoni anti Putin e comunque avevano chiesto celesti inviti, in una cattedrale, al fine di eliminare il presidente Russo (sic), sono state condannate da una Corte di quel Paese. Ovviamente, questa pronuncia ha scatenato le ire dei benpensanti a gettone. Crediamo che la corte bene abbia fatto. Non si tratta, qui, di repressione per un reato di opinione, ma il fatto di utilizzare un altare, dunque il sacro, per auspicare la scomparsa di una persona è sgradevole, antipatico ed anche blasfemo. Diverso, invece, è il richiamo ben chiaro di Gesù alla morte in caso di scandalo a danno dei semplici; ma le Pussy Riot non sono Gesù. In tutto questo, aggiungiamo che tali signorine ci hanno messo il carico da novanta dell’incitamento all’odio religioso: questo si apprende leggendo il testo, tradotto in italiano, della canzonetta. Domanda: che cosa sarebbe accaduto, per assurdo, in Italia se tre buontemponi, avessero fatto irruzione in una chiesa chiedendo ed auspicando la scomparsa per morte naturale del presidente Monti o di Napolitano? Ovviamente, e non poteva essere diversamente, sarebbero state tratte in arresto e condannate».
Volpe prima di tutto dovrebbe imparare che “russo” quando usato come aggettivo come in questo caso si scrive in minuscolo e non in maiuscolo: si usa la forma maiuscola solo quando ci si riferisce al popolo (gli Italiani, i Russi, i Francesi, etc.). Nel modo in cui Volpe ha scritto la frase ci si riferirebbe ad un fantomatico presidente il cui cognome è “Russo” (molto diffuso nel meridione): è una regola basilare della grammatica italiana.
Inoltre le Pussy Riot non hanno chiesto la morte di Putin ma semplicemente l’intercessione divina per mandare via Putin.
Per ultimo a Volpe che si domanda «che cosa sarebbe accaduto, per assurdo, in Italia se tre buontemponi, avessero fatto irruzione in una chiesa chiedendo ed auspicando la scomparsa per morte naturale del presidente Monti o di Napolitano?». Al massimo una multa ed una segnalazione all’autorità di pubblica sicurezza.

Ancora più dura la presa di posizione dei soliti uccrociati del blog cattolico Uccr che pubblicano un articolo il cui titolo (“Le Pussy Riot hanno meritoriamente perso“) esprime molto bene quale sia il concetto di democrazia e proporzionalità della pena per gli uccrociati.
I nostri bravi uccrociati plaudono alla decisione del tribunale russo e ritengono «la loro bravata (delle Pussy Riot, ndr) è stata davvero violenta»: peccato che dalle immagini non risulti tutta questa violenza.

Gli uccrociati riportano che secondo Amnesty International l’azione delle Pussy Riot sarebbe stata una «legittima, per quanto potenzialmente offensiva, azione di protesta».
Però – per il nostro uccrociato – «in una società civile l’offesa non può mai essere legittima, e la libertà d’espressione termina sempre quando inizia la libertà di non essere derisi e discriminati per le proprie convinzioni, religiose o non religiose che siano».
Bisogna ricordare che la Federazione Russa non si può di certo definire una “società civile” e quindi gli strumenti di protesta sono diversi rispetto a quelli che possono essere messi in atto in Italia o in qualsiasi democrazia.
Allo stesso modo bisognerebbe non improvvisarsi giuristi quando non si ha nessuna cognizione di causa. I confini tra offesa e libertà d’espressione non sono ben definiti e si vaglia caso per caso. Nel 2003 il giornalista Piero Ricca inveì contro Berlusconi gridando la frase “Fatti processare, buffone”: Nel 2006 la Cassazione annullò la multa di 500 € a cui era stato condannato Ricca definendo la sua frase come una “semplice critica al rispetto delle leggi”.

Secondo gli uccrociati tra i sostenitori delle Pussy Riot «capeggiano consumate icone della rivoluzione sessuale, da Madonna a Yoko Ono (già solo questo un buon motivo per schierarsi dalla parte opposta)». Ciò significa che se Yoko Ono lancia messaggi di pace bisognerebbe schierarsi dalla parte dei guerrafondai: un concetto un po’ criticabile.
Secondo l’anonimo articolista uccrociato «le Pussy Riot si sono rovinate la vita e hanno perso»: anche Nelson Mandela, tanti antifascisti ed attivisti per i diritti umani sono stati condannati a pene di gran lunga più severe rispetto ai due anni a cui sono stati condannate le Pussy Riot ma non per questo considerano come “rovinata” la loro vita.
Gli uccrociati concludono che le Pussy Riot «hanno perso un’altra occasione per dimostrare che è possibile manifestare le proprie legittime idee in modo civile, senza incitare all’odio, senza violare la libertà altrui e senza offendere milioni di cittadini»: mi domando se nella “democratica” Russia sia possibile manifestare le proprie idee in modo civile. Qualcuno – ad esempio – potrebbe immaginare nell’Italia occupata dai nazisti come fosse possibile “manifestare le proprie idee in modo civile”?
Gli uccrociati concludono che «oggi il mondo occidentale le esalta, domani non saprà neanche più ricordarsi i loro nomi»: ma qualcuno già oggi conosce gli uccrociati di turno?

Articolo pubblicato anche su

 

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