La Chiesa contro la diagnosi degli embrioni difende la vita”?

Interviene la Corte Europea dei Diritti Umani ed il mondo cattolico comincia a scalpitare.
Questi i fatti. Due coniugi italiani – Rosetta Costa e Walter Pagan – essendo affetti da una malattia genetica (la fibrosi cistica) volevano ricorrere alla fecondazione artificiale (pur non essendo sterili) e selezionare gli embrioni scartando quelli non sani (ossia affetti da fibrosi cistica).In questo modo avrebbero garantito al loro figlio di nascere totalmente sano (scusate se è poco): questa possibilità è vietata dalla (brutta) legge 40/2004.
I coniugi si sono rivolti alla Corte Europea dei Diritti Umani che ha giudicato “incoerente” la legge italiana perché da un lato proibisce di accedere alla diagnosi preimpianto degli embrioni mentre – allo stesso modo – permette l’aborto terapeutico in caso il feto sia affetto da fibrosi cistica.
Ovviamente Avvenire non ha tardato a far sentire la propria voce con vari articoli.
Con un intervento dal titol “Nuovo affondo eugenetico della Corte dei diritti dell’uomo” richiamandosi al pensiero – decisamente contrario nei confronti dell’eugenetica – del filosofo Jürgen Habermas.

L’eugenetica è (definizione Treccani) quella teoria “che si propone di ottenere un miglioramento della specie umana, attraverso le generazioni, in modo analogo a quanto si fa per gli animali e le piante in allevamento, distinguendo i caratteri ereditarî in favorevoli, o eugenici, e sfavorevoli o disgenici, e cercando di favorire la diffusione dei primi (e. positiva) e di impedire quella dei secondi (e. negativa)”.
Senza chiamare in ballo Habermas credo che ci sia differenza tra una coppia di genitori che voglia avere un proprio figlio biondo e con gli occhi azzurri (e quindi selezioni questi caratteri) ed una coppia di genitori che voglia – come qualsiasi genitore – solamente avere un figlio sano per il bene del bimbo stesso.
È strano che il mondo cattolico – che da sempre si autoproclama “difensore della vita” sia contrario alla diagnosi prenatale degli embrioni (vietata – oltre che in Italia – solo in Austria e in Svizzera).
Quanti genitori sarebbero disposti a dare alla luce un figlio sapendo di condannarlo ad una vita fatta di privazioni? Pochissimi.
Quante coppie portatrici di malattie ereditarie invece sarebbero disposte a dare alla luce un figlio sano sapendo di poter contare anche sulla diagnosi prenatale? Evidentemente molte di più.
La Chiesa, i vescovi italiani, i nostri politici hanno mai pensato che – in nome della “difesa della vita” – è in vigore una legge che di fatto impedisce a persone con malattie ereditarie di dare alla luce dei figli sani e quindi li disincentivano a mettere alla luce dei bambini?
Si è mai pensato quanti altri bambini sarebbero potuti nascere se queste nuove tecniche sarebbero state adottate ed applicate?
I cattolici affermano che – con la diagnosi prenatale degli embrioni – molti di questi sarebbero distrutti a vantaggio degli embrioni sani: ma forse non è meglio che un solo embrioni diventi un bambino piuttosto che tanti embrioni restino tali?
Proprio la Chiesa – se fosse veramente difensore della vita – dovrebbe incentivare ogni condizione per permettere ad una coppia (anche con malattie genetiche) di realizzare il desiderio di ogni genitore: avere un figlio sano che non debba sopportare lo stesso travaglio.
Ogni genitore vuole che i propri figli siano più sani, più istruiti, più ricchi di quanto lo sia stato e da sempre l’uomo ha cercato di migliorare la propria condizione di vita attraverso la medicina, la letteratura, la musica e le varie scienze ed arti ma – come scriveva Dante Alighieri – «fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza».
Se il fine principale dell’uomo non fosse stato il miglioramento delle proprie condizioni l’uomo non avrebbe fatto quei passi da gigante che l’umanità ha compiuto in questi anni.
Invece che considerare i fantomatici “diritti dell’embrione” sarebbe meglio guardare il progresso ottenuto dall’uomo attraverso la scienza e la conoscienza: sempre che non si voglia tornare ad un neo-medioevo fatto di oscurantismo.

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