Bagnasco: “Famiglia poco considerata”. Ma cosa fa la Cei per la famiglia italiana?

Celebrando la messa presso il Santuario genovese della Madonna della Guardia, il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, è tornato ad affrontare il tema della crisi e del ruolo della famiglia.
Il presidente dei vescovi italiani ha rilevato come «la vita della gente» sia «segnata in modo preoccupante, e sente che il momento è decisivo», perché «dalla sua soluzione dipende anche la tenuta sociale». Per questo motivo per Bagnasco «la Chiesa fa appello alla responsabilità dell’intera società nelle sue articolazioni, istituzioni, mondo politico e della finanza, del lavoro e delle sue rappresentanze, perché prevalga il bene generale su qualunque altro interesse».
Per Bagnasco «la gente non perdonerà a nessuno la poca considerazione verso la famiglia così come la conosciamo: questa è l’Italia. La famiglia… oltre a essere il grembo della vita nella sua inviolabilità, si rivela ancora una volta come il affidabile della coesione sociale, baluardo educativo dei giovani, vincolo di solidarietà tra generazioni. Anche per questo merita di essere molto di più considerata sul piano culturale, e sostenuta sul piano politico ed economico», così che «non sia umiliata e non deperisca».
Per Bagnasco «in questo contesto difficile, anche la Chiesa fa la sua parte con responsabilità e impegno. La fitta rete di solidarietà di parrocchie, centri di ascolto, associazioni, movimenti e gruppi, mense e dispensari, iniziative educative e culturali, campi e gruppi estivi, dove i genitori chiedono di portare i propri figli mentre sono al lavoro esprimono che Dio è Amore e che la Chiesa è madre».
È interessante analizzare in che modo la Chiesa “fa la sua parte”.

Nel documento 8 per mille: destinazioni e impieghi. 1990 – 2011 della Cei si rileva che per il 2011 la Cei abbia ricevuto dallo Stato (ossia dalle famiglie italiane) la somma di 1.119.000.000 (1 miliardo e 119 milioni di euro).
Una parte considerevole (41,8%) di quanto lo Stato ha destinato alla Cei è stata destinata per le “esigenze di culto della popolazione” (468 milioni €): una percentuale veramente sproporzionata per un Paese che è sempre più secolarizzato.
Di questo importo il maggior impiego è stato destinato per la “nuova edilizia di culto”: la Cei ha impiegato per costruire nuove chiese (sebbene i fedeli siano sempre meno presenti alle messe) la cifra di 125 milioni di € che corrisponde all’11,2% dei fondi totali per il 2011.
Per la “famiglia” di cui Bagnasco si preoccupa tanto nei suoi discorsi sono stati destinati 105 milioni (il 9,4% del totale) attraverso sostegni alle diocesi ed attraverso interventi di rilievo nazionale (45.000.000 ossia il 4% dell’importo totale): bisognerebbe appurare inoltre quanti di questi fondi siano stati destinati realmente ad opere di carità considerato che nel rendiconto della Cei ci sono molte luci ed ombre.
Nel 2011 la Cei ha inoltre deciso di accantonare (ossia non utilizzare) addirittura il 4,9% (55.000.000 €) di quanto ha percepito dallo Stato italiano attraverso l’8 per mille.
Nel 2011 rispetto al 2010 sono diminuiti dello 0,27% i fondi che la Chiesa ha destinato agli interventi caritativi sia in Italia che nei Paesi del terzo mondo nonostante nel 2011 la Cei abbia incassato 52.000.000 € in più (+4,9%) rispetto all’anno precedente.
Nonostante siano aumentati nel 2011 i fondi dell’8 per mille a disposizione della Cei, la Conferenza Episcopale Italiana ha deciso di accantonare una quota sempre maggiore: nel 2010 infatti ha accantonato 30.000.000 € (2,8% sul totale dei fondi) mentre nel 2011 ha accantonato 55.000.000 € (4,9% sul totale dei fondi).
Perciò mentre Bagnasco chiede alla politica maggiore impegno verso la famiglia, allo stesso tempo la Cei presieduta da Bagnasco decide di dare sempre meno fondi dell’8 per mille (che ovviamente vengono dalle tasse degli Italiani) per le famiglie italiane preferendo che importi sempre maggiori restino nelle disponibilità della Cei: una scelta poco coerente.

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