Sui banchi francesi lezioni di “morale laica” per formare cittadini tolleranti

Il neoministro francese della Pubblica Istruzione Vincent Peillon – intervistato da Journal du Dimanche – ha annunciato che dal prossimo anno scolastico sarà istituito il corso di “morale laica”.
Per il ministro del governo Hollande la morale laica è «capire ciò che è giusto, distinguere il bene dal male ma anche i doveri, nonché i diritti, le virtù e soprattutto i valori». Per il politico transalpino la scuola deve saper insegnare quelle nozioni di moralità universale basate sulle idee di umanità e ragione ma soprattutto deve insegnare la capacità di ragionare, di criticare, di dubitare.

Per Peillon la conoscenza, la dedizione, la solidarietà sono i valori che devono insegnarsi nella scuola che – sempre secondo il ministro – ha un «potere spirituale nella società».

Secondo il politico socialista la morale laica si differenzia dall’educazione civica: la prima consiste nella conoscenza del diritto, delle regole della società e della democrazia mentre la morale laica è la visione di ciò che è giusto e sbagliato, sul rapporto con se stessi e con gli altri, su ciò che fa una vita felice o una vita buona.

Per Poillon «se queste domande non sono poste, discusse e insegnate a scuola, lo saranno dai mercanti e dagli integralisti di ogni genere. Se la Repubblica non afferma quali sono i vizi e le virtù, il bene e il male, il giusto e l’ingiusto, altri lo faranno al suo posto» e prevarrano il fondamentalismo, il razzismo e l’antisemitismo: infatti – per il ministro – la laicità si tratta semplicemente di tolleranza.

Se in Italia il Ministro della Pubblica Istruzione avesse avanzato una simile proposta sarebbe stato sicuramente sommerso da “critiche non-laiche” mentre in Francia questa proposta è stata apprezzata anche da Luc Ferry, filosofo e ministro dell’Educazione nazionale dal 2002 al 2004 nel governo conservatore di Jean-Pierre Raffarin.

In Italia l’insegnamento della morale è stato per anni appannaggio della Chiesa anche attraverso l’ora di religione cattolica nelle scuole.

Gli ultimi dati ufficiali del Miur sull’adesione all’IRC (insegnamento religione cattolica) sono del 2005 e rivelavano un’adesione nazionale del 93% che scende all’87% alle superiori.

La Cei – assieme all’Osservatorio Socio-Religioso Triveneto – elabora delle statistiche sull’adesione degli studenti: gli ultimi dati dell’a.s. 2010/2011 rivelavano un’adesione nazionale dell’89,8% che scende all’83,7% alla scuola superiore confermando un calo lento ma inesorabile.

Certamente l’Italia è un Paese sempre più indifferente alla religione (e ci sono molti dati a conferma) ed anche un sociologo famoso per le sue posizioni cattoliche come Massimo Introvigne sociologo Introvigne arriva ad affermare che la secolarizzazione interessa i 2/3 della popolazione italiana: una percentuale che – secondo lo studioso – è superiore addirittura alla stessa Francia.

Se l’Italia è sempre più secolarizzata, la scuola italiana è sempre più multietnica. Dai dati del Ministero dell’Istruzione la percentuale degli alunni stranieri nelle scuole italiane è passata dallo 0,8% del a.s. 1996/97 al 7,9% dell’a.s. 2010/11 con presenze rilevanti di alunni provenienti da nazioni non-cristiane come Cina, India, Marocco e Tunisia.

A prescindere dai contenuti dell’IRC, in una società come quella italiana sempre più multi-etnica e secolarizzata l’insegnamento della morale non può essere di certo appannaggio di una Chiesa cattolica che – come disse il Cardinale Martini – è rimasta indietro di 200 anni.

Se la Chiesa non riesce più ad avviare quell’azione moralizzatrice per allontanare i fondamentalismi di ogni genere ed unire le componenti della società italiana (anzi spesso si adopera per fomentare i contrasti esistenti), ciò non significa che la Repubblica italiana non abbia un altro faro a cui ispirarsi.

Il lavoro come strumento di elevazione sociale, la tutela dei diritti inviolabili dell’uomo, l’uguaglianza di tutti gli uomini senza nessuna distinzione, la solidarietà sociale verso i meno abbienti, la tolleranza, il rispetto e la libertà di tutte le religioni, il pacifismo, l’indipendenza reciproca tra Stato e Chiesa sono tutti valori che sono scritti in un testo fondamentale per ogni cittadino: la Costituzione della Repubblica italiana.

Perciò – davanti ad una società in veloce cambiamento come quella italiana – sarebbe più che utile insegnare agli alunni stranieri ed a quelli italiani quelle nozioni di moralità laica universale su cui si basa la nostra Repubblica e che sono sintetizzate nella nostra Costituzione.

Solo attraverso l’assimilazione di quei valori si potrà allontanare lo spettro di ogni sorta di fondamentalismo e razzismo.

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