Avvenire e quel “testardo” di Pisapia

Dopo poco più di un mese dall’approvazione da parte di Palazzo Marino, l’amministrazione comunale milanese informa che da lunedì 10 settembre sarà possibile prenotarsi per l’iscrizione al registro delle unioni civili e presentarsi per formalizzare la registrazione da martedì 18.
Quindi il comune di Milano si adegua alla decisione già adottata da altre amministrazioni comunali italiane di estendere alcuni servizi anche a coppie dello stesso sesso.
Al di là del significato simbolico, certamente non si tratta né di ottenere un riconoscimento giuridico della propria unione e neanche di vedere riconosciuti alcuni diritti (reversibilità della pensione, eredità, etc.) la cui decisione spetta solo al parlamento ma – a Milano come in altre città – anche le coppie omosessuali potranno accedere ad alcuni servizi forniti dal comune in aree come la casa, la sanità ed i servizi sociali, le politiche per i giovani, i genitori e gli anziani, sport e tempo libero, formazione, scuola e servizi educativi, diritti e partecipazione, trasporti.


Anche Avvenire (il giornale della Conferenza episcopale italiana) dà notizia dell’imminente apertura a Milano del registro delle unioni civili titolando “Pisapia non recede: da lunedì via al registro delle unioni civili in Comune” e scrivendo che «la Milano di Pisapia, noncurante del dibattito previo e delle conseguenze di un’iniziativa palesemente ideologica, va allo strappo».
Forse il giornale dei vescovi sperava in un “ripansemento” di Pisapia nonostante l’approvazione da parte di Palazzo Marini della delibera che impegnava la giunta a rendere esecutiva la decisione del Consiglio Comunale?
Inoltre Pisapia non è stato affatto noncurante del dibattito avvenuto nell’aula del consiglio comunale milanese: infatti il testo finale approvato dopo una lunghissima seduta è stato il risultato di un dibattito con contributi provenienti anche dall’opposizione.
Resta sempre da capire quali possano essere le “conseguenze di un’iniziativa puramente ideologica” di cui scrive il giornale dei vescovi: nelle altre ottantotto amministrazioni comunali italiane in cui è stato adottato il registro delle unioni civili non ci sono stati effetti nefasti.
Inoltre è difficile da capire con chi stia andando “allo strappo” Pisapia: di certo non con i suoi cittadini a cui aveva annunciato la decisione di adottare il registro delle unioni civili già in campagna elettorale.

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