Consigliere comunale di Brighton espulsa dai Verdi per “discriminazione religiosa”

Tempi.it dà notizia di un caso di “discriminazione religiosa” nei confronti di un consigliere comunale britannico.

Christina Summers è consigliere comunale di Brighton (una cittadina di 150.000 abitanti sulla costa meridionale della Gran Bretagna) ed apparteneva al Partito dei Verdi.
Il consigliere aveva sottoscritto un documento del partito a favore dell’«uguaglianza di tutte le persone, senza distinzione di razza, colore, sesso, orientamento sessuale, religione, origine sociale o di qualsiasi altro pregiudizio» ma successivamente aveva votato contro una mozione a favore della legalizzazione dei matrimoni omosessuali.
Per questo motivo un comitato interno al partito ha proposto di espellerla dai Verdi. Christina Summers avrebbe spiegato che «essere in disaccordo con il matrimonio gay non significa essere contrari all’uguaglianza di tutte le persone» ipotizzando che ci fosse un fine discriminatorio.
È il caso di chiarire cosa si intende per “discriminazione”. Un partito non è una istituzione pubblica ma un’associazione di persone che condividono la stessa visione su questioni fondamentali o su temi specifici riguardanti la società. Ogni partito avrà una propria politica (decisa dai componenti dello stesso partito) ed ovviamente chi non la condivide potrà anche essere espulso.

Perciò se all’interno di un movimento politico si viene espulsi per non condividere la linea del partito non si potrà parlare di “discriminazione” ma di “differenza di vedute”.
Allo stesso modo chi milita in un partito di ispirazione cattolico e dovesse essere a favore del matrimonio per le coppie omosessuali potrebbe essere espulso dal partito perché – evidentemente – è in rottura con la linea ufficiale del movimento a cui appartiene.
Sebbene il caso di dissidi interni avvenuti in una piccola cittadina britannica non siano molto interessanti, è opportuno ricordare che anche in Italia ci sono stati (e ci sono tuttora) numerosissimi casi di espulsione dai partiti.
Giusto per restare nell’area cattolica, nel 1923 il giornalista Paolo Gentili fu espulso dal Partito popolare per dissensi sulla legge elettorale, nel 1951 il deputato Gerardo De Caro è stato espulso dalla Democrazia Cristiana non condividendo la linea del partito sulla riforma agraria, nel 1955 un gruppo di giovani democristiani (Giuseppe Chiarante, Franco Boiardi e Umberto Zappulli) sono espulsi dal partito per aver partecipato ad un convegno dei Partigani della pace, nel 1958 il deputato all’Assemblea regionale siciliana Silvio Milazzo venne espulso dalla Dc.
Si potrebbe continuare ma esempi di espulsione per dissidi interni sono frequenti anche ai giorni nostri: a Genova lo scorso marzo tre giovani dell’Udc (Luca Mazzolino, Simone Femia e Martina Garri) hanno scelto di sostenere il candidato del centrodestra in contrapposizione alle linee del partito e per questo sono stati espulsi ed – appena il primo settembre di quest’anno – nel comune pugliese di Cassano il capogruppo consiliare dell’Udc Mimmo Lione ha annunciato provvedimenti disciplinari verso i consiglieri comunali Luciano Gaetani e Mario Guaragna che non hanno rispettato le indicazioni del partito sul voto di bilancio. Questi ovviamente sono solo alcuni dei tanti esempi di persone espulse da partiti per motivi di dissenso interno ma – stranamente – si parla di “discriminazione religiosa” solo nel caso si venga espulsi per essere in disaccordo con la linea del partito sui matrimoni omosessuali.

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