Matrimonio omosessuale: le “mezze verità” dei cattolici tradizionalisti dell’Uccr

Quando un soggetto cerca di difendere qualcosa che ritiene importante sarà pronto ad usare tutte le proprie energie ma – purtroppo – col rischio di rendersi ridicolo.
Questo è quanto succede ai membri dell’associazione fondamentalista Unione cristiani cattolici razionali che pubblicano un articolo dal titolo “Psichiatra Italo Carta contrario ad adozione gay: «violenza alla realtà e rischi patologie»“.
Mentre in Italia ancora si discute – soprattutto nello schieramente cosiddetto “progressista” (anche se ci vuole molta immaginazione) – su quale forma di tutela dare alle coppie omosessuali, nella Gran Bretagna del conservatore Cameron e nella Francia del socialista Hollande si parla di introdurre il matrimonio omosessuale (in Paesi dove esistono già i registri delle unioni civili) ed in Francia si discute anche di aprire alle adozioni da parte di coppie omosessuali.

I nostri uccrociati commentano la notizia e si compiacciono (erroneamente) scrivendo che «Recentemente la prestigiosa Royal Spanish Academy, l’istituzione ufficiale responsabile della regolazione della lingua spagnola, ha mantenuto nel suo “Dizionario della lingua” il concetto di “matrimonio” come “l’unione di marito e moglie, approvato da certi riti o formalità legali, per stabilire e mantenere una comunità di vita e di interessi”».
Se ad un esame di sociolinguistica (o anche di linguistica) uno studente dicesse che una Accademia è preposta a regolare ufficialmente la lingua, sarebbe immediatamente bocciato: la lingua è viva e non è regolata da nessuna istituzione. Ci possono essere invece delle istituzioni come la Real Academia (dagli uccrociati definita Royal Spanish Academy) che – sebbene non “ufficialmente” – hanno un’autorità tale nel loro campo da essere un punto di riferimento per gli studiosi della lingua.
Ovviamente la Royal Spanish Academy (o meglio Real Academia) ha mantenuto nel suo dizionario il concetto di matrimonio come unione di marito e moglie ma ha esteso il termine anche alle coppie omosessuali. Perciò anche la Real Academia ha preso atto che nella società (per questo si parla di sociolinguistica) il termine “matrimonio” a livello linguistico non si usa solo alle coppie eterosessuali ma anche a quelle omosessuali: ovviamente gli uccrociati si sono guardati bene dal dare la notizia completa.

Gli uccrociati in seguito affermano che «non a caso anche l’Enciclopedia Treccani, descrive tale termine come “l’unione fisica, morale e legale dell’uomo (marito) e della donna (moglie) in completa comunità di vita, al fine di fondare la famiglia e perpetuare la specie”». Gli uccrociati dovrebbero imparare che il corrispondente italiano della citata Royal Spanish Academy è l’Accademia della Crusca che – nel suo vocabolario – definisce il matrimonio (punto 1.4) come «Istituzione regolata da determinate leggi, doveri e facoltà nell’ambito morale e giuridico»: ovvio che questa definizione risponde benissimo anche al matrimonio omosessuale qualora dovesse essere introdotto per legge.
Inoltre – anche la stessa enciclopedia Treccani (che ovviamente non costituisce fonte del diritto) – menziona il termine di “matrimonio omosessuale” con riferimento ai Paesi Bassi che sono stati i primi a riconoscerlo.

Gli uccrociati riportano in seguito l’opinione del teologo Mauro Cozzoli secondo cui non esisterebbe nessun diritto al matrimonio omosessuale perché la «sapienza antropologica ed etica dell’umanità ha conosciuto e codificato un solo istituto matrimoniale dato dall’unione piena, stabile e pubblica tra un uomo e una donna. Non attribuendo, per ciò stesso, dignità di matrimonio a unioni poligamiche, di mera convivenza e omosessuali».
Forse l’opinione di un teologo non è molto attinente in una discussione giuridica ma – nonostante ciò – una domanda è necessaria: se la sapienza antropologica ed etica dell’umanità ha codificato un solo istituto matrimoniale dato dall’unione tra uomo e donna, come mai – giusto per limitarsi all’Unione europea – il matrimonio omosessuale è stato approvato in sei Stati (Belgio, Spagna, Svezia, Portogallo, Danimarca e Paesi Bassi)?

Gli uccrociati riportano il punto di vista (a firma di tal Giuseppe Sandro Mela) su www.rischiocalcolato.it: nell’articolo Giuseppe Sandro Mela fa notare il «significativo inasprimento fiscale a carico dei contribuenti in caso di un’eventuale equiparazione delle unioni gay al matrimonio tradizionale». Forse rischiocalcolato.it non è Il Sole 24 Ore o ItaliaOggi e di certo Giuseppe Sandro Mela non è un economista ma – come si legge nello stesso sito – è un laureato in medicina e chirurgia: forse nel dibattito esistente un economista è più indicato di un medico.
Ovviamente – giuridicamente parlando – è un discorso che fa acqua da tutte le parti considerando che l’art. 3 della Costituzione stabilisce che «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge».
Inoltre anche nell’ipotesi che ci fosse un significativo inasprimento fiscale bisogna considerare che – a conti fatti – un omosessuale non avrà mai bisogno di scuole o università presso cui inviare i propri figli, reparti di ginecologia o pediatria, etc. Se la politica non vuole concedere agli omosessuali l’istituto giuridico del matrimonio, perché la stessa politica non considera un’imposizione fiscale “speciale” considerato che il “costo sociale” di un omosessuale è inferiore rispetto ad un eterosessuale?
Inoltre – in un’ottica puramente economica – lo Stato avrebbe anche interesse ad introdurre il matrimonio omosessuale sia per non scoraggiare eventuali coppie italiani omosessuali ad andare all’estero (che non pagherebbero più le tasse in Italia) e sia per invogliare eventuali coppie gay straniere a venire (e magari investire) nel nostro Paese.
Inoltre – come successo nello Stato di New York – l’introduzione del matrimonio omosessuale ha avuto un impatto economico di 259 milioni di dollari ed ha creato nuovi posti di lavoro come ha ammesso lo stesso sindaco Bloomberg.

Nella confusione esistente per i cattolici tradizionalisti di Uccr, vengono introdotte delle opinioni contrarie all’adozione da parte di coppie omosessuali. Una persona con un minimo di conoscenza di diritto sa bene che matrimonio ed adozione sono due istituti totalmente diversi e non legati tra di loro (lo afferma anche la stessa Corte costituzionale nella sentenza 138/2010). Il legislatore potrebbe adottare il registro delle unioni civili ma permettere l’adozione (come in Germania) mentre potrebbe permettere il matrimonio omosessuale e vietare l’adozione: solo chi è in preda ad un furore ideologico riuscirebbe a mescolare istituti tanto diversi tra loro.

Contro l’adozione da parte di coppie omosessuali viene riportata l’opinione del dott. Carta che – intervistato da “La Stampa” – ha affermato: «ritengo che le coppie di omosessuali e quelle di lesbiche che non solo adottano un bambino ma si fanno ingravidare e inseminare preparino un grave rischio di patologie per la prole».
L’opinione del dott. Carta è ovviamente importante ed – in un sano discorso laico – è importante che si affronti il problema senza partigianerie ideologiche. Ovviamente è importante che – su un argomento così delicato – tutte le voci siano riportate ed a tal proposito è opportuno sottolineare che l’Associazione Italiana di Psicologia ricorda che «le affermazioni secondo cui i bambini, per crescere bene, avrebbero bisogno di una madre e di un padre, non trovano riscontro nella ricerca internazionale sul rapporto fra relazioni familiari e sviluppo psico-sociale degli individui. Infatti i risultati delle ricerche psicologiche hanno da tempo documentato come il benessere psico-­sociale dei membri dei gruppi familiari non sia tanto legato alla forma che il gruppo assume, quanto alla qualità dei processi e delle dinamiche relazionali che si attualizzano al suo interno. Inaltre parole, non sono né il numero né il genere dei genitori – adottivi o no che siano – a garantire di per sé le condizioni di sviluppo migliori per i bambini, bensì la loro capacità di assumere questi ruoli e le responsabilità educative che ne derivano».

Un blog che vuole fare informazione ed approfondimento sa bene che riportare verità parziali (come quanto fatto da Uccr nel caso della Real Academia) e riportare le opinioni solo di chi esprime un punto di vista favorevole al proprio non è informare ma propagandare.

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Un pensiero su “Matrimonio omosessuale: le “mezze verità” dei cattolici tradizionalisti dell’Uccr

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