Puppato (Pd): ”Gay, diritti civili sono diritti umani”. Ma quali?

«I diritti civili dei gay sono diritti umani: credo che nel momento in cui dobbiamo certificare la nascita di una famiglia anche con una forma diversa rispetto a quella che avevamo in mente, possa essere fatto lo sforzo di accettare che quella famiglia sia considerata tale»: ad esprimersi in questo modo è Laura Puppato, capogruppo Pd alla Regione Veneto e unica donna (per il momento) in corsa alle primarie del centrosinistra intervistata da RepubblicaTv.
È purtroppo significativo che esponenti del Pd considerino uno “sforzo” ed un'”accettazione” l’estensione di diritti anche alla comunita lgbt soprattutto considerando che ci sono a riguardo due convenzioni europee, una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, due risoluzioni del parlamento europeo, una sentenza della Corte costituzionale ed una sentenza della Corte di cassazione.
Inoltre non serve certamente “certificare la nascita di una famiglia” perché – come ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza 138/2010 – la famiglia è una “società naturale” perché ha «dei diritti originari e preesistenti allo Stato».
Laura Puppato non afferma quali siano i diritti civili che dovrebbero essere garantiti ad una coppia omosessuale sebbene una sentenza poco nota della Corte europea dei diritti dell’uomo (sentenza 24 giugno 2010) affermi che il matrimonio omosessuale rientri tra i diritti dell’uomo.
Horst Michael Schalk e Johann Franz Kopf erano una coppia omosessuale austriaca, che – non esistendo in Austria il matrimonio omosessuale – si rivolsero alla Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) per vedere riconosciuto il loro diritto a sposarsi in base alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Bisogna specificare che dal 1 gennaio 2010 in Austria è presente una legge per le unioni civili anche per le coppie dello stesso sesso.
Riguardo il matrimonio, la “Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali” all’articolo 12 prescrive che «A partire dall’età minima per contrarre matrimonio, l’uomo e la donna hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia secondo le leggi nazionali che regolano l’esercizio di tale diritto».
A riguardo l’opinione della Corte europea dei diritti dell’uomo nella sentenza sul caso specifico è stata che «Tenuto conto dell’articolo 9 della Carta (…) la Corte non ritiene che il diritto al matrimonio sancito dall’articolo 12 deve in ogni caso essere limitato al matrimonio tra due persone di sesso opposto. (…) Tuttavia, come stanno le cose, la questione se consentire o meno il matrimonio omosessuale viene lasciato alla regolamentazione della legge nazionale dello Stato contraente».
Quindi la Corte in sostanza ha stabilito che il matrimonio anche per le persone dello stesso sesso fa parte dei diritti umani (gli stessi diritti a cui si riferisce Laura Puppato) ma – a tal proposito – resta salva la regolamentazione della legge nazionale di ogni singolo stato.
Sull’adozione da parte delle coppie omosessuali invece Laura Puppato ha espresso i suoi dubbi dicendo che «bisogna pensare soprattutto ai diritti di chi ancora non c’è, ossia il nascituro».
Bisogna evidenziare che bambini ed adolescenti con genitori omosessuali sono già una realtà in Italia. Una ricerca realizzata nel 2005 da Arcigay e dall’Istituto superiore di sanità stimava in 100.000 i bambini e ragazzi italiani con almeno un genitore omosessuale: considerando anche i genitori si otterrebbe la popolazione di una città come Venezia. Essendo la ricerca del 2005 questa stima oggi sarà di certo superiore: molte di queste famiglie sono riunite nell’associazione “Famiglie Arcobaleno”.
Molti di questi sono figli nati da precedenti relazioni eterosessuali mentre altri sono stati concepiti utilizzando all’estero tecniche di procreazione medicalmente assistita. In Italia questi bambini potranno essere riconosciuti legalmente solo dal padre biologico mentre all’estero da entrambi perciò si arriva alla paradossale situazione dello stesso bambino con due genitori all’estero ed uno in Italia.
Nonostante questi 100.000 bambini abbiano di fatto due genitori omosessuali solo uno potrà effettuare alcune importanti operazioni come iscriverlo a scuola o prenderlo dalla stessa, portarlo in viaggio o dal pediatra, etc. In caso muoia il padre biologico il bambino è legalmente orfano nonostante abbia di fatto un altro genitore.
Ovviamente una politica che voglia essere seria e responsabile non potrà ignorare – come ha fatto sino ad ora – la situazione in cui vivono centinaia di migliaia di bambini e dovrebbe adeguare la legislazione vigente in Italia.
Ad ogni modo la situazione delle “Famiglie arcobaleno” offre un elemento importante al dibattito esistente sulle adozioni da parte di coppie omosessuali e sulle famiglie omogenitoriali.
Infatti sia nella classe politica che presso l’opinione pubblica resiste uno scetticismo verso la capacità di una coppia omosessuale ad offrire l’ambiente idoneo per la crescita di un bambino nonostante l’Associazione Italiana di Psicologia ricordi che «le affermazioni secondo cui i bambini, per crescere bene, avrebbero bisogno di una madre e di un padre, non trovano riscontro nella ricerca internazionale sul rapporto fra relazioni familiari e sviluppo psico-sociale degli individui» e che «non sono né il numero né il genere dei genitori – adottivi o no che siano – a garantire di per sé le condizioni di sviluppo migliori per i bambini, bensì la loro capacità di assumere questi ruoli e le responsabilità educative che ne derivano».
L’esperienza di oltre 100.000 bambini italiani cresciuti da coppie omosessuali rivela quanto possa essere straordinariamente normale essere figli di una coppia di genitori dello stesso sesso. Perciò – oltre a pensare ai diritti “di chi ancora non c’è” come afferma Laura Puppato – bisognerebbe pensare anche ai diritti dei figli delle coppie omosessuali che già ci sono.

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