Il mercato delle bici “tira la volata” all’economia italiana nel disinteresse dei nostri politici

Dal 5 al 6 otobre si terrano a Reggio Emilia gli “Stati generali della bicicletta e della mobilità nuova”: una iniziativa promossa da Anci, Legambiente e Fiab a favore della mobilità ecologica.
Gli organizzatori hanno invitato anche leader di partito ed esponenti di governo che hanno fatto sapere di non essere interessati (forse – come fa notare Paolo Pinzuti su Il Fatto Quotidiano – erano troppo impegnati ad omaggiare Sergio Marchionne).
A prescindere dalla (in)sensibilità politica dei nostri leader, è opportuno ricordare che quest’anno per la prima volta dal dopoguerra si sono vendute più biciclette che automobili: 1.750.000 biciclette contro 1.748.143 automobili.
Forse i nostri politici – troppo abituati ad autoblu – non hanno molta considerazione per questo mezzo di trasporto a cui l’Italia – voglia o no – è profondamente legato.
Infatti il nostro Paese non è solo la terra di grandissimi marchi automobilistici (Ferrari, Maserati, Lamborghini, Isotta Fraschini, Lancia, Alfa Romeo) ma anche di grandi “Ferrari delle due ruote”. Bianchi, Colnago, Pinarello, Olmo, De Rosa: sono dei marchi di biciclette di grandissimo prestigio.
Ad esempio il “britannicissimo” ciclista Bradley Wiggins del Team Sky ha vinto l’ultimo Tour de France e le Olimpiadi proprio su una bici Pinarello.
Oltre la telaistica, l’Italia occupa una posizione quasi da monopolista anche nella componentistica delle biciclette e nell’abbigliamento ciclistico: Campagnolo, Selle Italia, Selle Royal, Selle San Marco, Sidi, Santini, Castelli sono tutti marchi leader nel settore.
A prescindere dall’interesse verso lo sport, i politici dovrebbero dimostrare più interesse verso questo settore: infatti il mercato delle biciclette è attualmente l’unico che non conosce crisi.
Nel 2011 le nostre aziende hanno aumentato le vendite verso l’export del 16,6% rispetto all’anno precedente con un fatturato complessivo in export di 135,8 milioni di euro: un fatturato diviso tra 657 fabbriche di biciclette, in crescita, rispettivamente, del 2,5% rispetto al 2010.
Il disinteresse dei nostri politici è tanto più inspiegabile soprattutto considerando che attualmente Giorgio Squinzi è presidente di Confindustria. Squinzi è amministratore unico dell’azienda chimica Mapei: una società che è stata presente nel mondo del ciclismo professionistico dal 1993 al 2002.
Nella pur breve esperienza nel mondo del ciclismo, la Mapei di patron Squinzi ha vinto una Vuelta a España nel 1994 ed un Giro d’Italia nel 1995 entrambe con Tony Rominger. Si impose al primo posto nelle classifiche UCI per squadre dal 1994 al 2000 e poi nuovamente nel 2002 ed ebbe ciclisti come Johan Museeuw, Michele Bartoli, Andrea Tafi, Franco Ballerini, Gianluca Bortolami, Gianni Bugno e Paolo Bettini conquistando tre Giri delle Fiandre, cinque Parigi-Roubaix, una Liegi-Bastogne-Liegi, due giri della Lombardia, quattro campionati belgi, cinque campionati italiani, tre campionati spagnoli e due campionati svizzeri.
Quindi il nostro ministro Fornero o il nostro premier Monti oltre ad aspettare la telefonata di Marchionne potrebbero dedicare un po’ di attenzione ad un settore che – pur non richiedendo incentivi – è il fiore all’occhiello del “made in Italy” nel mondo occupando migliaia di addetti.

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4 pensieri su “Il mercato delle bici “tira la volata” all’economia italiana nel disinteresse dei nostri politici

  1. La Logica Mente

    Siamo alle solite: dove ci sono gli interessi, i profitti, i grandi industriali e finanzieri ci sono anche i soli interessi dei nostri rappresentanti (o presunti tali). Promuoviamo e diffondiamo le biciclette in Italia, proprio come accade già da tempo nei paesi nordici!!

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    1. Cagliostro Autore articolo

      Grazie per il tuo commento e mi devo scusare ma era finito nello spam e non l’avevo notato.
      Hai ragione che dovremmo diffondere la cultura delle bici in Italia: forse si riuscirebbe meglio con qualche chilometro di pista ciclabile in più.

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      1. Luca

        E permettetemi, anche con una federazione che si interessi di piu a partire dalla promozione giovanile.
        Io sono il direttore di una scuola mtb , vi posso dire che siamo allo sbaraglio, questo non giova neppure al mercato credo.

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        1. Cagliostro Autore articolo

          Caro Luca,
          credo che il ciclismo (assieme agli altri sport) non sia considerato molto dalle nostre istituzioni: saprai bene che nel Regno Unito parte dei proventi delle lotterie vanno proprio a finanziare il ciclismo. Per questo poi vengono formati campioni come Wiggins.
          Se vorrai scrivere qualcosa sulla situazione delle scuole mtb o della promozione giovanile sei il benvenuto.
          Grazie per il commento.

          Rispondi

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