I cattolici dell’associazione Uccr contro lo “stalinista” Vauro

Il blog dell’associazione cattolica Uccr (Unione cristiani cattolici razionali) dedica un articolo (a firma di Luciano Magnini) alla decisione di Vauro Senesi di lasciare Il Manifesto.

L’articolista di Uccr scrive che Vauro «ha scaricato un po’ codardamente il quotidiano comunista, in liquidazione e profonda crisi, per approdare a “Il Fatto Quotidiano”, anch’esso in crisi ma in modo meno serio».
Scrivere che Vauro sia stato codardo nel lasciare Il Manifesto è certamente esagerato. Nell’articolo stesso di Uccr si scrive che la collaborazione tra Vauro ed Il Manifesto è durata circa trent’anni ed i problemi finanziari del quotidiano sono ben noti. Il vignettista è rimasto fino a quando la sorte del giornale non è stata segnata (come sappiamo Il Manifesto è in liquidazione): cos’altro avrebbe dovuto aspettare Senesi? Forse si può definire codardo chi lascia un giornale per un approdo più sicuro (ma non credo neanche si possa definire tale una persona simile) ma non certamente chi lascia un giornale (o anche un’azienda) quando non c’è nessuna possibilità di continuare un percorso comune.
Magnini scrive anche che anche Il Fatto Quotidiano è in crisi: se Il Fatto fosse veramente in crisi c’è da chiedersi come mai sono riusciti ad organizzare una festa per i due anni del quotidiano con migliaia di lettori.

Magnini continua scrivendo che «Vauro è uno dei tanti volgari personaggi che sfruttano la libertà di satira per sfogare le loro frustrazioni. Ma ci si può nascondere dietro la libertà d’espressione giustificando ogni insulto e ogni offesa possibile?». Se – come sembra d’intuire dal pensiero di Magnini – non si può usare la libertà d’espressione per giustificare ogni insulto allora perché definisce testualmente Vauro come “uno dei tanti volgari personaggi”? Anche questo è un insulto.
Se la libertà d’espressione non deve giustificare ogni insulto ed ogni offesa possibile perché – nel blog dell’associazione Uccr – Corrado Augias è stato definito come “ateologo da strapazzo”? Non è forse anche questo un insulto?
Inoltre quali sarebbero le frustrazioni di cui Vauro si dovrebbe “sfogare”? Qualcuno, considerando il livore delle parole di Magnini, potrebbe pensare che sia lui ad avere frustrazioni da sfogare.

Secondo Magnini «in poche parole l’orgoglioso comunista Vauro ha salutato i “compagni” per andare in un quotidiano non di sinistra dove viene pagato meglio, non c’è male come ipocrisia».
Forse Magnini dovrebbe capire che a Il Fatto Vauro non viene pagato meglio ma semplicemente viene pagato: infatti è molto difficile che un giornale in liquidazione come Il Manifesto possa continuare a pagare i propri collaboratori. Allo stesso modo non c’è nulla di disdicevole per un autore orientato a sinistra avviare un rapporto con un giornale di altra area politica: avvenne la stessa cosa a Forattini e Travaglio (che di certo non sono di sinistra) collaborando con la Repubblica.

Magnini scrive «Si può ridere dei due marò addetti alla protezione della petroliera Enrica Lexie fermati il 20 febbraio a Kochi perché sospettati di aver sparato a due pescatori indiani scambiandoli per pirati? Si può, al grido “la satira è libertà”, ridere sui morti causati dal terremoto dell’Aquila nel 2009? Si può dare libero sfogo al sessismo e alla misoginia con le proprie vignette? Si possono offendere milioni di credenti e cristiani ridicolizzando un Gesù in croce tentato dall’autoerotismo? Si possono descrivere i sacerdoti cattolici come tutti pedofili?».
Qui c’è un bel po’ di confusione. Innanzitutto la satira giuridicamente «è quella manifestazione di pensiero talora di altissimo livello che nei tempi si è addossata il compito di castigare ridendo mores, ovvero di indicare alla pubblica opinione aspetti criticabili o esecrabili di persone, al fine di ottenere, mediante il riso suscitato, un esito finale di carattere etico, correttivo cioè verso il bene» (Prima sezione penale della Corte di Cassazione, sentenza n. 9246/2006).
La domanda da porgersi è: il diritto di espressione tramite la satira è assoluto (ossia viene prima di ogni altro diritto)? Come detto più volte nessun diritto è mai assoluto (ad eccezione del diritto alla vita). Nel caso della vignetta di un Gesù in croce tentato dall’autoerotismo, Vauro è stato condannato.
Negli altri casi, Senesi ha esercitato la sua creatività per “indicare alla pubblica opinione aspetti criticabili“.
Con la vignetta sul terremoto ha voluto stigmatizzare l’idea del Governo Berlusconi di permettere con decreto di ampliare la cubatura delle case nelle aree colpite dal sisma in Abruzzo a tutto svantaggio ovviamente della sicurezza: infatti bisogna domandarsi se sia più offensivo per le stesse vittime permettere di creare nuovi disastri oppure cercare di suscitare l’indignazione popolare con gli strumenti della satira.
Riguardo la vignetta sui sacerdoti cattolici, Vauro non ha fatto altro che affrontare un argomento che è di pubblico dominio indicando un “aspetto esecrabile” come la pedofilia nel clero. Il problema non è la vignetta di Vauro ma la presenza di preti pedofili.

Magnini risponde alle domande precedentemente poste scrivendo che «Evidentemente sì, dato che Vauro lo ha sempre fatto, spostando a piacimento i confini della satira che secondo lui autorizza a qualsiasi tipo di offesa». Un po’ di chiarezza è necessaria. Prima di tutto molti vignettisti hanno pubblicato vignette controverse che hanno conosciute le aule dei tribunali: forse il più controverso è stato Forattini che di sicuro non è schierato a sinistra. Inoltre non è Vauro o i singoli vignettisti a “spostare a piacimento i confini della satira”: i confini sono stabiliti dalle varie sentenze della Cassazione. Nel caso della vignetta su Gesù tentato dall’autoerotismo la Cassazione ha stabilito che non rientrava nei confini della satira mentre le altre vignette corrispondevano all’esercizio di satira.

Magnini continua scrivendo «Per capire meglio l’ideologia di questo personaggio è utile leggersi l’imbarazzante lettera, citata sopra, con la quale ha salutato i lettori de “Il Manifesto” l’altro giorno. Un uomo che nel 2012 e dopo l’orrore degli stati totalitari del ’900 non si vergogna di proclamarsi “comunista”, magari uno dei tanti nostalgici di Stalin. Sentite il ridicolo anacronismo di Vauro…magari con “Bella ciao” come sottofondo:  “un saluto a tutti i compagni e le compagne del giornale […]. Ho in mano una copia de “Il Manifesto”. Sotto la testata, in caratteri più piccoli, c’è ancora scritto “quotidiano comunista“. C’è chi sostiene che comunista sia ormai un termine obsoleto che non significa più niente o peggio. Per me significa molto. E allora saluti comunisti compagni. A pugno chiuso”».
Prima di tutto scrivere che Vauro è “magari uno dei tanti nostalgici di Stalin” è una illazione considerato che Vauro non ha mai espresso simpatie per il dittatore georgiano.
Allo stesso modo definirsi comunista non è certamente qualcosa di cui doversi vergognare considerato che i comunisti italiani hanno partecipato (assieme ad altre forze politiche) alla lotta di Resistenza liberando l’Italia dall’invasione nazifascista, hanno contribuito allo sviluppo democratico della Repubblica con la loro attività politica (presidente dell’Assemblea costituente è stato il comunista Terracini ad esempio), si sono opposti allo strapotere della mafia con un alto numero di vittime (Peppino Impastato è solo uno dei tantissimi comunisti uccisi dalla mafia), i comunisti hanno denunciato spesso le infiltrazioni dei terroristi dentro le fabbriche spesso venendo uccisi per questo ed hanno sempre preso le distanze dal terrorismo “rosso” contribuendo a delegittimare le Brigate Rosse: mi sembra più che sufficiente.
Purtroppo è Magnini scrivendo «Sentite il ridicolo anacronismo di Vauro…magari con “Bella ciao” come sottofondo» ad offendere le vittime della Resistenza. Bella ciao è il canto più famoso della Resistenza partigiana: la stessa Resistenza che ci ha dato la Repubblica italiana che conosciamo. Ognuno (sia di destra che di sinistra) dovrebbe essere orgoglioso di cantare Bella ciao. Solo i fascisti non sarebbero contenti di cantarla ma – come disse Vauro (e Pertini ben prima di lui) – io non rispetto il fascismo: il cancro di questo Paese.

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2 pensieri su “I cattolici dell’associazione Uccr contro lo “stalinista” Vauro

  1. S.Machiavelli

    E’ divertente questo blog.Si impara molto sulla retorica e gli attacchi ad personam.
    Le distorsioni linguistiche,il sofisma,l’eristica,la Reductio ad Hitlerum,es.accostando FN all’Uccr ecc ecc.

    Vediamo se Travaglio (votante IDV) è un Santo della patria:

    Nel 2000 è stato condannato in sede civile,[74][75] dopo essere stato citato in giudizio da Cesare Previti a causa di un articolo su L’Indipendente, al risarcimento del danno quantificato in 79 milioni di lire.[76][77]

    Il 4 giugno 2004 è stato condannato dal Tribunale di Roma in sede civile a un totale di 85.000 euro (più 31.000 euro di spese processuali) per un errore contenuto nel libro «La Repubblica delle banane» scritto assieme a Peter Gomez e pubblicato nel 2001; in esso, a pagina 537, si attribuiva erroneamente all’allora neo-parlamentare di Forza Italia Giuseppe Fallica una condanna per false fatture che aveva invece colpito un omonimo funzionario di Publitalia. L’errore era poi stato trasposto anche su L’Espresso, il Venerdì di Repubblica e La Rinascita della Sinistra, per cui la condanna in solido, oltreché la Editori Riuniti, è stata estesa anche al gruppo Editoriale L’Espresso. Nel 2009, dopo il ricorso in appello, la pena è stata ridotta a 15.000 euro.[78]

    Il 5 aprile 2005 è stato condannato dal Tribunale di Roma in sede civile, assieme all’allora direttore dell’Unità Furio Colombo, al pagamento di 12.000 euro più 4.000 di spese processuali a Fedele Confalonieri (Mediaset) dopo averne associato il nome ad alcune indagini per ricettazione e riciclaggio, reati per i quali, invece, non era risultato inquisito.[79]

    Il 20 febbraio 2008 il Tribunale di Torino in sede civile lo ha condannato a risarcire Fedele Confalonieri e Mediaset con 26 000 euro, a causa dell’articolo “Piazzale Loreto? Magari”[80] pubblicato nella rubrica Uliwood Party su l’Unità il 16 luglio 2006.[81]

    Nel giugno 2008 è stato condannato dal Tribunale di Roma in sede civile, assieme al direttore dell’Unità Antonio Padellaro e a Nuova Iniziativa Editoriale, al pagamento di 12.000 euro più 6.000 di spese processuali per aver descritto la giornalista del TG1 Susanna Petruni come personaggio servile verso il potere e parziale nei suoi resoconti politici: «La pubblicazione», si leggeva nella sentenza, «difetta del requisito della continenza espressiva e pertanto ha contenuto diffamatorio».[79]

    Il 28 aprile 2009 è stato condannato in primo grado dal Tribunale penale di Roma per il reato di diffamazione ai danni dell’allora direttore di Raiuno, Fabrizio Del Noce, perpetrato mediante un articolo pubblicato su L’Unità dell’11 maggio 2007.[82][83]

    Il 21 ottobre 2009 è stato condannato in Cassazione (Terza sezione civile, sentenza 22190) al risarcimento di 5.000 euro nei confronti del giudice Filippo Verde che era stato definito «più volte inquisito e condannato» nel libro Il manuale del perfetto inquisito, affermazioni giudicate diffamatorie dalla Corte in quanto riferite «in maniera incompleta e sostanzialmente alterata» visto il «mancato riferimento alla sentenza di prescrizione o, comunque, la mancata puntualizzazione del carattere non definitivo della sentenza di condanna, suscitando nel lettore l’idea che la condanna fosse definitiva (se non addirittura l’idea di una pluralità di condanne)».[84]

    Il 18 giugno 2010 è stato condannato[85] dal Tribunale di Torino – VII sezione civile – a risarcire 16.000 € al Presidente del Senato Renato Schifani (che aveva chiesto un risarcimento di 1.750.000 €) per diffamazione avendo evocato la metafora del lombrico e della muffa a Che tempo che fa il 10 maggio 2008. Il Tribunale ha invece ritenuto che le richieste di chiarimenti, da parte di Travaglio, circa i rapporti di Schifani con esponenti della mafia siciliana rientrino nel diritto di cronaca, nel diritto di critica e nel diritto di satira.[86]

    L’11 ottobre 2010 Travaglio è stato condannato in sede civile per diffamazione dal Tribunale di Marsala, per aver dato del figlioccio di un boss all’assessore regionale siciliano David Costa, arrestato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e successivamente assolto in forma definitiva. Travaglio è stato condannato a pagare 15.000€[87].

    Certo che Sallusti sembra un Santo a confronto.

    Diffamazioni continue su Previti

    Novembre 2009 – Cesare Previti viene assolto dall’accusa di calunnia nei confronti dei magistrati Ilda Boccassini e Gherardo Colombo, i due PM di Milano che lo avevano querelato. La vicenda riguarda l’iter procedurale del famoso “fascicolo 9520” datato 1995, ovvero le carte che a Milano diedero il via a due grandi processi: Imi-Sir, Lodo Mondadori e Sme-Ariosto. Secondo Cesare Previti, finito alla sbarra nei procedimenti scaturiti da quelle indagini, i pm Ilda Boccassini e Gherardo Colombo avevano commesso una serie di irregolarità nei suoi confronti: abuso e omissione di atti d’ufficio, falso ideologico in atto pubblico, omesso deposito e occultamento di atti utili alla difesa. La sentenza di assoluzione è irrevocabile.

    Innocente perchè il fatto non sussiste.Se non che ci si apellerà retoricamente a una qualche corruzione dei giudici.

    Vedo che i comunisti non perdono il vizio della diffamazione. Che poi Vauro abbia fatto bene o male non si sà,io pensavo continuasse la resistenza al manifesto,invece è passato al fatto.

    Dunque su un punto le do ragione suddividere la libertà di opinione con quella di diffamazione.Travaglio non è un difensore della libertà di informazione ma un’esecutore perfetto di una patetica libertà di diffamazione.

    Cordiali Saluti.

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    1. Cagliostro Autore articolo

      Gentile Machiavelli (per caso “Leon” su Uccr?),
      non credo che in questo blog ci siano attacchi ad personam (quale persona avrei mai attaccato?) e forse dovrebbe rivedere le frasi usate su Uccr verso Margherita Hack o Augias (definito “ateologo da strapazzo”) ad esempio.
      Sulle distorsioni (linguistiche o notizie totalmente inventante) Le potrei fornire un ampio campionario dal blog Uccr.
      Avrei accostato Uccr accostato a Forza Nuova? Solo una volta ho riportato che in un articolo di Uccr avevano scritto che «giovani militanti di Lotta Studentesca (Forza Nuova) hanno realizzato un blitz nella sede trevigiana dell’UAAR e l’hanno bersagliata con croci in legno e striscioni su questo tono: “La vostra ragione non cancellerà la nostra tradizione”» ed ovviamente non avevano preso le distanze dal violento episodio degli estremisti di Forza Nuova: mi ero limitato a quello. Se ci saranno altri elementi stia certo che li evidenzierò-

      Non capisco perché parla di Travaglio: credo che in questo articolo si parli di Vauro.
      Complimenti per la sua abilità nel copiare da wikipedia: magari potrebbe eliminare le note quando incolla.
      Senza scendere nel dettaglio delle cause di Travaglio Le faccio notare che in sede civile non si parla di condanna ma di soccombenza quindi il certificato penale di Travaglio è più che immacolato mentre Sallusti è stato condannato in sede penale: credo ci sia una bella differenza tra causa civile e procedimento penale.
      Lei scrive: «Che poi Vauro abbia fatto bene o male non si sà,io pensavo continuasse la resistenza al manifesto,invece è passato al fatto». Mi scusi ma cerchi di essere realista. Il Manifesto è in fallimento: quando una società è fallita le sue sorti sono segnate. A chi avrebbe dovuto fare “resistenza” Vauro? Ai creditori? O ai liquidatori? Ma sa cosa succede quando una qualsiasi società è dichiarata fallita? In ogni caso Vauro è un artista e non importa dove continui a fare le sue vignette (personalmente sono contento che sia a Il Fatto) ma piuttosto che non subisca condizionamenti (e non credo accadrà).
      Travaglio comunista? Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa il diretto interessato e – se potesse – il suo maestro Indro Montanelli. Capisco che simpatizzate per la destra religiosa e Berlusconi vi ha ben indottrinati con l’uso dell’epiteto “comunista” ma un po’ di rinnovamento non guasterebbe.

      Saluti a Lei ad ai suoi amici uccrociati.

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