L’attore britannico Stephen Fry: “Introdurre il matrimonio omosessuale è un segno di libertà religiosa”.

Stephen John Fry è un comico, attore, scrittore, autore televisivo, regista e sceneggiatore britannico molto popolare nel Regno Unito.

Per la campagna di Out4Marriage mirata ad introdurre nel Regno Unito il matrimonio anche per le coppie dello stesso sesso ha pubblicato un monologo di tre minuti.

Nel suo monologo Fry ha accusato la Chiesa britannica di ascoltare le menzogne degli estremisti sul matrimonio gay.

Dice Fry: «La cosa più importante per me è chiarire l’equivoco che la parità di diritti per il matrimonio gay non significa costringere i sacerdoti o chierici di ogni religione per sposare le persone nelle loro chiese se non vogliono» aggiungendo «Quelli contro il matrimonio gay disinformano affermando che noi andremmo dai preti a dire “Tu reverendo sei obbligato a celebrare questo matrimonio gay nella tua chiesa” ma questo non è vero».

Infatti – ricorda Fry – la Chiesa non ammette di sposare le persone che sono divorziate sebbene sia possibile civilmente e mai nessuno ha mai imposto o preteso il matrimonio religioso per i divorziati.

Anche considerando la situazione italiana, se l’introduzione del divorzio non ha mai minacciato la libertà religioso e nessuno ha mai preteso (non sarebbe neanche possibile) che le persone divorziate abbiano il diritto di sposarsi in Chiesa, per quale motivo qualcuno dovrebbe richiedere che le coppie omosessuali (che di certo sono numericamente di meno rispetto ai divorziati) debbano ottenere il matrimonio religioso?

In effetti – secondo Stephen Fry – introdurre il matrimonio religioso è proprio una questione di libertà religiosa. Infatti ha ricordato come alcune confessioni come i Quaccheri, i Congrezionalisti, gli Unitariani o alcuni liberali di fede ebraica sono estremamente sensibili sul matrimonio gay e pensano che la loro comunione non possa essere completa se non include il matrimonio gay perché credono nella giustizia sociale e nell’eguaglianza.

Fry ha concluso il suo monologo dicendo «Sono state notate almeno 260 specie di animali che presentano un comportamento omosessuale ma solo una specie animale – per quanto ne sappiamo – ha mostrato un comportamento omofobico e questo è l’essere umano. Perciò domandati chi è veramente naturale».

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2 pensieri su “L’attore britannico Stephen Fry: “Introdurre il matrimonio omosessuale è un segno di libertà religiosa”.

  1. Giuseppe Lanzani

    ciao, per me è il principio che è sbagliato. Oramai abbiamo stabilito (lo sostiene qualunque politico di destra o di sinistra) che il matrimonio ha un utilità sociale che è legata alla procreazione.
    Quindi il punto non è tanto se fare o meno il matrimonio per le coppie omosessuali, ma se in una società sovvrapopolata come la nostra, con milioni di persone già adulte che premono sui nostri confini, sia giusto e sensato investire su un istituto del genere.
    Io ne vedo solo i costi sociali, e non riesco a capire qualè il vantaggio che il popolo ne ricava.
    A meno che riteniamo i nati “di sangue italiano” superiori ai nati di altri popoli!

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    1. Cagliostro Autore articolo

      Giuseppe,
      i politici – sia di destra che di sinistra – possono sbagliare: lo sappiamo bene.
      Non credo proprio che tutti i politici affermino che il matrimonio sia legato alla procreazione: non a caso l’Idv, Sel ed altri partiti sono a favore dell’introduzione del matrimonio omosessuale (Di Pietro ha presentato anche un disegno di legge e non si è limitato a semplici dichiarazioni).
      Inoltre sai bene che in Italia possono sposarsi tranquillamente anche persone che hanno cambiato sesso e che ovviamente non possono procreare in nessun caso.
      Poi attenzione a collegare matrimonio e procreazione: attualmente – come rileva l’Istat nell’indagine “Il matrimonio in Italia: un’istituzione in mutamento” – l’incidenza di bambini nati al di fuori del matrimonio è, attualmente, intorno al 15%, cioè quasi 80mila nati all’anno, quasi il doppio rispetto a 10 anni fa, quando questo valore era pari all’8%.
      Non capisco il tuo nesso tra matrimonio e sovrappopolamento: in Italia semmai abbiamo il problema contrario e gli immigrati hanno dato un valido aiuto a non avere un Paese sottopopolato.
      Ad ogni modo dovresti considerare l’esistenza della “Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali” che all’articolo 12 prescrive «A partire dall’età minima per contrarre matrimonio, l’uomo e la donna hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia secondo le leggi nazionali che regolano l’esercizio di tale diritto».
      Non capisco quali siano i costi sociali del matrimonio di cui parli.
      Dici bene che la società (o popolo come scrivi tu) non ricava nessun vantaggio dal matrimonio ma non è mica obbligatorio che per tutelare un diritto la società debba guadagnarci qualcosa. I diritti civili esistono in quanto tali (sul matrimonio basta il precedente articolo della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo) e non è detto che la società debba guadagnarci qualcosa.
      Per quanto riguarda la famiglia (in questo caso fondata sul matrimonio) dovresti considerare che la Costituzione italiana la definisce come “società naturale” (art. 29) intendendo «con tale espressione, come si desume dai lavori preparatori dell’Assemblea costituente, si volle sottolineare che la famiglia contemplata dalla norma aveva dei diritti originari e preesistenti allo Stato, che questo doveva riconoscere» (sent. 138/2010 Corte Costituzionale). Insomma si passa da una concezione esistente nel fascismo in cui la famiglia doveva essere funzionale allo Stato ad una concezione che pone la famiglia non dentro lo Stato ma prima dello Stato ed i diritti della famiglia (concezione che cambia nel tempo) dovevano essere riconosciuti e garantiti dallo stesso Stato.

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