Religione insanguinata: inchiesta del National Geographic sull’uso di avorio nelle icone sacre.

Le religioni rispettano l’ambiente? Si potrebbe pensare che ogni culto avendo il concetto di un “creatore” debbano tenere in massima considerazione il suo capolavoro: ossia quel “creato” in cui viviamo chiamato “terra”.

La Chiesa cattolica ha avuto un rapporto un po’ ambiguo con l’ambientalismo.

A settembre del 2011 papa Benedetto XVI aveva affermato che «Adottare complessivamente uno stile di vita rispettoso dell’ambiente e sostenere la ricerca e lo sfruttamento di energie appropriate che salvaguardino il patrimonio della creazione e siano senza pericoli per l’uomo, devono essere priorità politiche ed economiche». Parole forti quelle del papa che ha affrontato il tema dell’ambiente, sostenendo che «l’ecologia umana è un imperativo».

Nonostante Benedetto XVI abbia affermato che le Nazioni Unite devono «essere il quadro naturale di una tale riflessione che non dovrà essere oscurato da interessi politici ed economici ciecamente partigiani», c’è da rilevare che dal 1973 esiste la Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione, o Cites, dall’inglese Convention on International Trade of Endangered Species, una convenzione internazionale firmata da numerosi stati a Washington nel 1973 con lo scopo di regolamentare il commercio di fauna e flora in pericolo di estinzione. Al momento 175 stati hanno aderito alla convenzione ma il Vaticano non rientra tra questi e perciò non è soggetto al bando dell’avorio.

Nonostante Benedetto XVI invitasse ad adottare uno stile di vita rispettoso dell’ambiente, proprio la religione cattolica è una delle cause per lo sterminio di elefanti a causa dell’impiego dell’avorio per creare oggetti sacri: la spinosa questione è stata affrontata dal National Geographic di ottobre.

Il reporter Bryan Christy ha incontrato monsignor Cristobal Garcia, uno dei più importanti collezionisti d’avorio delle Filippine. Negli anni Ottanta Garcia era prete a Los Angelese ma nel 1985 è stato coinvolto in uno scandalo sessuale dopo che fu trovato nel letto assieme ad un chierichetto. Ritornato nelle Filippine venne nominato presidente della Commissione per il culto dell’Arcidiocesi di Cebu, quattro milioni di fedeli in un paese che è il terzo al mondo per popolazione cattolica: è uno dei prelati più conosciuti e potenti delle Filippine.

Nella sua diocesi è molto importante il culto del Santo Niño de Cebu, un’icona benedetta da Giovanni Paolo II durante la visita di Monsignor Garcia a Castel Gandolfo nel 1990. Lo stesso ufficio di monsignor Garcia è pieno di crocifissi ed altre icone d’avorio.

Il giornalista del National Geographic ha chiesto al prelato di comprare un’icona d’avorio e lo stesso Garcia gli ha suggerito un modo per contrabbandarla negli Stati Uniti aggirando il bando d’avorio: «Lo avvolga in un paio di vecchie mutande sporche e ci versi su anche del ketch-up. Sembreranno macchiate di escrementi e di sangue». Il prelato gli indicò anche un artigiano disposto a dichiarare che quel pezzo si trattasse di un’imitazione, capace di contraffare la data in modo che risultasse precedente alla messa al bando dell’avorio e promise che avrebbe benedetto la statua.

Lo stesso monsignor Garcia è considerato un contrabbandiere d’avorio nelle Filippine: un commercio illegale di 5,4 tonnellate di avorio sequestrato dagli agenti doganali a Manila nel 2009, 7,7 tonnellate sequestrate nel 2005 e 6,1 tonnellate diretti verso le Filippine sequestrati da Taiwan nel 2006. Ipotizzando una media di 22 chili di avorio per elefante questi sequestri rappresentano circa 1.745 elefanti. Dopo il reportage del National Geographic le autorità filippine hanno aperto un’inchiesta contro monsignor Garcia.

Secondo José Yuchongco, capo della polizia filippina doganale, le Filippine è una delle mete preferite di queste zanne di elefante di contrabbando, forse perché i cattolici filippini sono appassionati di immagini di santi che sono fatte di avorio. Nella diocesi di Cebu il legame tra l’avorio e la chiesa è così forte che il termine per l’avorio, “garing”, ha un secondo significato: “statua religiosa”.

Secondo le stime del Cites, solo nel 2011 sono stati uccisi illegalmente 25.000 elefanti africani con un contrabbando d’avorio stimato in 34,7 tonnellate: la reale situazione – come ammettono i funzionari del Cites – potrebbe essere persino il doppio delle stime.

La Cina resta il principale mercato del traffico illegale d’avorio seguita dalla Thailandia, Hong Kong, Taiwan, Vietnam, Filippine, Giappone, Malesia, Singapore ed India.

Solo nel gennaio del 2012 nel parco nazionale Bouba Ndjidah del Camerun centinaia di elefanti sono stati uccisi, una scena agghiacciante con animali che fuggivano e madri che cercavano di proteggere i loro piccoli.

L’avorio continua ad avere una forte valenza simbolica anche in politica. Ronald e Nancy Reagan avevano offerto a Giovanni Paolo II come regalo di stato una madonna d’avorio nel corso di una visita nel Natale del 1987. Il presidente del Libano Michel Suleiman ha regalatoa Papa Benedetto XVI un turibolo d’oro e d’avorio. Nel 2007 la presidente delle Filippine, Gloria Macapagal Arroyo, aveva donato a Ratzinger un Santo Niño d’avorio, l’icona del Paese. Lo stesso Berlusconi nel 2005 aveva donato a Benedetto XVI un crocifisso d’avorio alto 35 centimetri.
Bryan Christy ha trovato oggetti d’avorio anche nella Galleria Savelli in Piazza San Pietro nella Città del Vaticano. La commessa ha detto che un sacerdote del Vaticano avrebbe benedetto il crocifisso d’avorio.
«A proposito della vendita di avorio nella Città del Vaticano», dice Christy, «credo che la cosa più importante non sia se le opere siano legali o illegali, ma chiedersi se venderlo è giusto. Per avere quell’avorio si uccidono in maniera brutale elefanti e rangers, si alimenta una corruzione mondiale».
E così gli scambi di doni tra capi di Stato, «sono un messaggio sbagliato». Ecco, aggiunge, «i leader della chiesa cattolica hanno un’opportunità per fare la differenza. Sono sufficienti poche parole: basta con le icone religiose in avorio».
In effetti se anche Benedetto XVI ha affermato che bisogna «adottare complessivamente uno stile di vita rispettoso dell’ambiente» perché la Chiesa cattolica non prende una posizione netta e forte contro l’uso dell’avorio nelle icone sacre e non smette di indossare pellicce di ermellino per finalità religiose così come richiesto anche dall’Enpa?

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