Per la Conferenza episcopale italiana gli Italiani devono votare o astenersi? Piccole contraddizioni.

Il grande protagonista delle ultime elezioni regionali in Sicilia è stato l’astensionismo: a non andare alle urne è stato addirittura il 52,58% degli elettori.
Intervistato sul fenomeno dell’astensionismo l’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, Angelo Bagnasco ha affermato che «è un motivo in più per la coscienza generale del nostro popolo per essere presenti nella politica italiana, esserci in modo costruttivo, in modo responsabile, tutti quanti, a cominciare dai cattolici, naturalmente».
Le parole di Bagnasco sembrano contraddire quanto detto nel 2004 dal suo predecessore al comando della Cei, il cardinale Camillo Ruini, che in occasione del referendum sulla procreazione assistita aveva invitato all’astensionismo «per non favorire, sia pure involontariamente, il disegno referendario».
Il referendum non raggiunse il quorum e lo stesso Ruini il 14 giugno 2005 ai microfoni di Radio Vaticana affermò che l’astensione era «frutto della maturità del popolo italiano, che si è rifiutato di pronunciarsi su quesiti tecnici e complessi, che ama la vita e diffida di una scienza che pretenda di manipolare la vita».
Per questo motivo bisogna interpretare le parole di Bagnasco come una smentita di quanto aveva affermato precedentemente il suo predecessore oppure per la Cei gli italiani sono maturi se si astengono ai referendum mentre sono immaturi se si astengono alle elezioni?

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