Il virus del bullismo omofobo colpisce gay, eterosessuali e gli stessi bulli.

Dopo l’episodio di un quindicenne suicidatosi a Roma perché deriso in quanto ritenuto omosessuale, le cronache purtroppo riportano un altro caso di bullismo a sfondo omofobico.
Questa volta si tratta di un ragazzo vicentino vessato dai cinque suoi compagni che lo prendevano in giro perché considerato gay.
Per fortuna, a differenza del primo caso, il ragazzo ha avuto la forza di rivolgersi ai genitori: questi si sono rivolti ai Carabinieri che hanno convinto i ragazzi a desistere dalle loro azioni.
Due casi simili di bullismo a sfondo omofobico avvenuto tra i banchi di scuole le cui vittime sono ragazzi eterosessuali ma considerati gay dai loro compagni e quindi vessati per questo.
Nel caso del ragazzo romano Il Foglio scriveva di «omofobia immaginaria» perché lo studente non era omosessuale dimenticando che purtroppo l’omofobia è una forma di discriminazione che riguarda soprattutto gli eterosessuali. Non a caso la madre del ragazzo suicidatosi, in una lettera scritta dal legale della famiglia, descrive il retroscena omofobo del gesto: «Era da tempo costretto a subire vessazioni e violenze da parte dei coetanei, e ha consapevolmente scelto di interrompere quel gioco». Nella lettera si parla di «persecuzioni sulla sfera sessuale del tutto immotivate e non corrispondenti al vero» e di «cieca ed insana violenza scaturita tra i banchi di scuola».
Certamente una società in cui i diritti dei gay fossero riconosciuti sarebbe una società più aperta e propensa a rispettare le diversità della sfera sessuale. Allo stesso modo il bullismo a sfondo omofobo che può nascere tra i banchi di scuola non può essere combattuto solo con le leggi ma è necessario agire con altri mezzi. Campagne di educazione possono certamente essere importanti ma come diceva il Presidente Sandro Pertini «I giovani non hanno bisogno di sermoni, i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo». Allora è inutile aspettare sempre la risposta da parte della classe politica mentre sarebbe auspicabile che “idoli” dello sport (nell’Italia in cui il calcio è la vera “religione laica”) e della musica diano il loro esempio.
Sebbene il capitano della nazionale Cesare Prandelli abbia scritto che «L’omofobia è razzismo» tutti ricordano le infelici (ed ingenue) parole di Cassano sui gay.
All’estero la sensibilità su questi temi è maggiore: nel Regno Unito Anders Lindegaard, portiere del Manchester United e della nazionale danese, ha scritto che il calcio ha bisogno di eroi gay invitando i calciatori omosessuali a fare coming-out ossia a rivelare la propria omosessualità.
In Germania un calciatore della Bundesliga (la massima serie di calcio tedesca) ha dichiarato di essere gay ma di preferire l’anonimato suscitando la reazione del Cancelliere Merkel che lo ha invitato a dichiarare la propria omosessualità.
Bisogna precisare che, a differenza che in Italia, la Bundesliga è sempre stata molto attiva nella lotta all’omofobia ed i giocatori dei club tedeschi sono scesi in campo con la scritta «Geh Deinen Weg», ovvero «Vai per la tua strada».
Inoltre all’estero, anche se rari, non sono mancati casi di sportivi, idoli per giovani e giovanissimi, che hanno rivelato la propria omosessualità. Nel 1981 la tennista statunitense di origini cecoslovacche Martina Navratilova dichiarò di essere lesbica seguita quest’anno dalla pallavolista Stacy Sykora. Nel 1994 l’americano Greg Louganis, considerato il più grande tuffatore di tutti i tempi (quattro ori olimpici e cinque titoli mondiali), rivelò la sua omosessualità partecipando inoltre ai Gay games. Più di recente alcuni atleti di sport molto “maschi” hanno fatto coming-out: nel 2009 il rugbista britannico Gareth Thomas e quest’anno il pugile portoricano Orlando Cruz.
Proprio Gareth Thomas ha invitato altri atleti a rivelarsi: «è un grande gesto per voi come persone ma dovete ricordarvi anche che siete un modello da imitare. Come sportivi avete i soldi e la gloria ma anche la responsabilità che ne deriva e dovete essere sicuri che le vostre storie siano positive».
Anche nel mondo italiano della musica pochi artisti hanno seguito l’esempio del cantante Tiziano Ferro, idolo di giovani e giovanissimi, che ha dichiarato di essere gay e felicemente fidanzato.
All’estero la lista di “miti della musica” che hanno rivelato la loro omosessualità è lunghissima: Ricky Martin, Elton John (che spesso è intervenuto sul matrimonio gay), George Michael, Michael Stipe dei Rem, Boy George, Neil Tennant dei Pet Shop Boys e Freddie Mercury dei Queen che diceva di essere «gay come una giunchiglia».
Proprio al concerto di Wembley del 1992 in onore del leader dei Queen scomparso l’anno prima di Aids, George Michael diede un grande contributo alla lotta all’omofobia invitando in mondovisione a non associare il virus dell’Hiv all’omosessualità.
Nel mondo del calcio o dello show-business, rivelare la propria omosessualità (che potrebbe essere d’esempio per tanti ragazzi) resta sempre un tabù ed inoltre è difficile trovare calciatori eterosessuali che diano il loro contributo nella lotta all’omofobia così come fa in Germania Philipp Lahm, capitano della nazionale tedesca.
Purtroppo l’omofobia viene considerata in Italia un problema che appartiene sempre agli “altri” mentre i casi di Roma e di Vicenza insegnano che ad essere vittime di omofobia possono essere anche (se non soprattutto) proprio gli eterosessuali.
Così come ha rivelato la mamma di Andrea, il ragazzo suicida, «molti ragazzi pensano così: non sei rozzo, non sei sboccato, non fumi, allora non sei figo. Anzi, sei frocio». Allora un genitore potrà anche pensare che il proprio figlio non sia omosessuale ma certamente dovrà prendere in considerazione (ed augurarsi) che non sia rozzo, sboccato o che non fumi: insomma tutte quelle caratteristiche che “fanno” una persona “omosessuale” secondo un cliché prettamente omofobo.
Inoltre anche il cosiddetto “figo” potrà sentirsi al sicuro da un clima di omofobia? Come crescerà un ragazzo di quindici anni nel sapere che i suoi “giochi” hanno causato la morte di un suo compagno di classe? E riuscirà a mantenere la baldanza da bullo davanti ad un magistrato che lo potrà rinviare a giudizio per istigazione al suicidio? Perché di omofobia si può morire ma l’istigazione al suicidio resta sempre un reato penale anche per un minorenne.
Proprio per questo nessuno può pensare di essere “immune” al virus dell’omofobia.

Articolo pubblicato anche su
Cronache Laiche

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2 pensieri su “Il virus del bullismo omofobo colpisce gay, eterosessuali e gli stessi bulli.

  1. Alessandro A. Galvani

    E da pedagogista nella prevenzione del bullismo, ringrazio di cuore per questo articolo.
    Ora, dopo essersene fregati della morte di centinaia di ragazzini, finalmente anche i cattolici integralisti alla cielle hanno scoperto che l’eterosessismo fa male a tutti. Anche ai loro figli.
    Fino ad ora, trattandosi di FROCI, se ne potevano fregare, tanto i FROCI non sono esseri umano, no? Adesso invece che han visto che avevamo ragione noi (come al solito) e torto loro (come sempre), cioè che con l’omofobia-eterosessismo, sono i loro figli che ci vanno di mezzo, forse e dico forse, si sveglieranno e capiranno…

    Rispondi
    1. Cagliostro Autore articolo

      Dubito che i ciellini si siano accorti che l’omofobia (inteso come sentimento di avversione non solo contro gli omosessuali ma contro l’omosessualità in genere: è diverso) sia un male che danneggia tutti.
      Alla fine ciascuno di noi (anche per mero egoismo) potrebbe cominciare a farsi queste domande: conosco persone che sono omosessuali? conosco persone eterosessuali che – per una spiccata sensibilità – e modo di fare possano essere scambiate per omosessuali e quindi vittime di bullismo? Conosco persone che potrebbero ficcarsi nei guai per atti di bullismo nei confronti degli omosessuali?
      Credo che molti (se non tutti) abbiano figli o persone in una di queste situazioni.
      Poi intendiamoci: in questo caso credo che molta colpa sia anche degli stessi “eroi gay” che non fanno coming-out o di quegli eterosessuali che non lanciano messaggi forti contro l’omofobia. Chi sa di aver “mordente” sui ragazzi deve usarlo per lanciare messaggi forti. Insomma non sempre bisogna aspettare aiuto da altri oppure criticare gli altri.

      Ps: cambiato il dominio 🙂

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