La Chiesa contro l’Europa dei diritti civili: la “discesa in campo” di papa Ratzinger

Nell’ultima settimana il Parlamento europeo ha approvato due importanti risoluzioni in materia di diritti civili.
Nella seduta del 12 dicembre è stata approvata la risoluzione sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea. Per quanto riguarda le discriminazioni legate all’orientamento sessuale, fra l’altro, si invitano gli Stati membri ad inserire nelle loro legislazioni «altre forme di reato generato dall’odio, compreso quello fondato sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sull’espressione di genere» ed «ad adottare legislazioni penali che vietino l’istigazione all’odio sulla base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere». Il Parlamento europeo inoltre «ritiene che i diritti fondamentali delle persone LGBT sarebbero maggiormente tutelati se esse avessero accesso a istituti giuridici quali coabitazione, unione registrata o matrimonio; plaude al fatto che sedici Stati membri offrano attualmente queste opportunità e invita gli altri Stati membri a prendere in considerazione tali istituti». Inoltre «invita gli Stati membri a garantire l’accesso all’occupazione, ai beni e ai servizi senza discriminazioni fondate sull’identità di genere, in conformità alla legislazione dell’UE».
I primi due punti specifici sull’omofobia sarebbero applicati nel nostro ordinamento se si prevedesse nella legge Mancino anche la discriminante legata all’orientamento sessuale oltre che quelle già presenti per motivi religiosi, razziali, etnici o nazionali.

Il giorno successivo il Parlamento europeo è tornato ad occuparsi delle discriminazioni contro l’omosessualità con la risoluzione sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2011: in questo testo si «deplora profondamente il fatto che l’omosessualità rimanga un reato in 78 Stati, in cinque dei quali è punita con la pena di morte; invita tali Stati a depenalizzare l’omosessualità senza indugio, a liberare coloro che sono stati imprigionati sulla base del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere e a non giustiziarli».

La reazione del mondo cattolico non si è fatta attendere e questa volta a “scendere in campo” è stato direttamente papa Ratzinger che, nel discorso pronunciato in occasione della giornata mondiale per la pace, ha sostenuto che il matrimonio per le coppie dello stesso sesso «costituisce un’offesa contro la verità della persona umana, una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace».
Perciò, davanti al Parlamento europeo che sostiene che i diritti degli omosessuali sarebbero maggiormente tutelati se fossero approvati leggi come le unioni registrate o il matrimonio, Ratzinger in disaccordo replica che questi istituti sono «una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace».

Fin troppo facile rilevare che le parole di Ratzinger si scontrano amaramente con la realtà: negli Stati in cui esiste questo istituto (Paesi Bassi, Belgio, Spagna, Portogallo, Canada, Sudafrica, Svezia, Norvegia, Danimarca, Islanda, Argentina e in nove stati USA) non sembra che ci sia qualche “guerra” mentre la stessa cosa non si può dire per quei settantotto Paesi (principalmente dell’Africa e del Medio Oriente) in cui l’omosessualità è un reato.

Il presidente del parlamento ugandese Rebecca Kadaga ricevuta da RatzingerL’azione del pontefice non si è fermata e davanti ad un Parlamento europeo che «deplora profondamente il fatto che l’omosessualità rimanga un reato in 78 Stati» ha incontrato mercoledì – come si legge sul sito del Parlamento ugandese – il presidente dell’assemblea Rebecca Kadaga che ha promosso, come «regalo di Natale per i cristiani», un disegno di legge che prevede il carcere per gli omosessuali (nel disegno di legge originario era prevista anche la pena di morte): il testo sarà presto approvato dal Parlamento.

Le parole e gli atteggiamenti di papa Ratzinger hanno suscitato molte polemiche ma gli osservatori più attenti sanno che queste mosse sono coerenti con la dottrina cattolica di cui l’allora cardinale Ratzinger è stato uno dei principali artefici.
Per quanto riguarda il reato di omofobia non bisogna dimenticare che il mondo cattolico si è sempre opposto a questa discriminante e nel 2005 l’allora cardinale Ratzinger affermava che «il concetto di discriminazione viene sempre più allargato, e così il divieto di discriminazione può trasformarsi sempre di più in una limitazione della libertà di opinione e della libertà religiosa. Ben presto non si potrà più affermare che l’omosessualità, come insegna la Chiesa cattolica, costituisce un obiettivo disordine nello strutturarsi dell’esistenza umana».

Davanti ad un Parlamento europeo che ribadisce l’importanza di «garantire l’accesso all’occupazione, ai beni e ai servizi senza discriminazioni fondate sull’identità di genere», nel 2003 la Congregazione per la dottrina della fede presieduta da Ratzinger era di tutt’altro avviso e scriveva che «vi sono ambiti nei quali non è ingiusta discriminazione tener conto della tendenza sessuale: per esempio, (…) nell’assunzione di insegnanti o allenatori di atletica, e nel servizio militare».
Le stesse parole di Benedetto XVI che considera i matrimoni gay una «una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace» non sono tanto scandalose se si pensa che nel 1992 l’allora cardinale Ratzinger scriveva che l’omosessualità è un «disordine morale» che sta «minacciando seriamente la vita e il benessere di un gran numero di persone»: tutto sommato le parole pronunciate pochi giorni fa sono un considerevole miglioramento.

Può suscitare indignazione la benedizione di Ratzinger al presidente del Parlamento ugandese che sta approvando un disegno di legge contro gli omosessuali ma bisogna pensare che per la dottrina cattolica «non vi è un diritto all’omosessualità» e gli omosessuali «possono essere legittimamente limitati a motivo di un comportamento esterno obiettivamente disordinato». La stessa Chiesa cattolica in un documento firmato Ratzinger richiamava gli Stati «alla necessità di contenere il fenomeno entro limiti che non mettano in pericolo il tessuto della moralità pubblica e, soprattutto, che non espongano le giovani generazioni ad una concezione erronea della sessualità e del matrimonio, che le priverebbe delle necessarie difese e contribuirebbe, inoltre, al dilagare del fenomeno stesso».

Perciò è chiaro che nell’ambito dei diritti civili per gli omosessuali esista una profonda frattura tra l’Unione europea e la Chiesa che non solo si oppone ai matrimoni o alle unioni civili per le coppie dello stesso sesso ma vede con favore gli Stati che concretizzano la dottrina cattolica prevedendo pene per gli omosessuali: non a caso il Vaticano si era opposto nel 2008 alla depenalizzazione universale dell’omosessualità proposta dall’Onu.
In questa frattura è chiaro che non si può avere una posizione ambigua e chi si oppone alla criminalizzazione dell’omosessualità deve essere consapevole che la strada maestra è l’introduzione del matrimonio o delle unioni civili per le coppie dello stesso sesso: insomma o con l’Europa dei diritti civili o con il Vaticano che benedice l’omofoba Uganda.

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