The Wall Street Journal: “Tempo di alzare bandiera bianca nella guerra alla droga”

Alzare bandiera bianca nei confronti della lotta alla guerra alla droga: questo in sintesi il punto di vista espresso sul Wall Street Journal da Gary Becker, professore di economia e sociologia presso l’Università di Chicago e premio Nobel per l’economia nel 1992, e da Kevin Murphy, professore di economia alla University of Chicago Booth School of Business.
Una guerra cominciata nel 1971 da Richard Nixon che nel tempo non ha dato i risultati sperati con costi molto alti in termini di vite, costi e benessere per molti americani. Il costo della lotta alla droga è di più di 40 miliardi di dollari ogni anno e comprende le spese per la polizia ed il personale giudiziario che deve dare la caccia ai consumatori di droga ed i trafficanti ma anche le altre risorse spese per imprigionare e punire i condannati per reati di droga.
Ovviamente, oltre ai costi puramente economici ce ne sono altri sociali che sono difficili da quantificare. Ogni anno circa il 25 per cento degli studenti (in maggioranza bambini neri ed ispanici che vivono nei quartieri poveri) abbandonano le scuole ed uno dei fattori maggiori è la tentazione di guadagnare dal traffico di droga.
Il numero totale delle persone incarcerate nelle prigioni statali e federali negli Stati Uniti è cresciuto da 330mila nel 1980 a circa 1,6 milioni di oggi. Gran parte della crescita in questa popolazione è dovuta alla lotta alla droga. Circa il 50 per cento dei detenuti nelle carceri federali e il 20 di quelli in prigioni di stato sono stati condannati per la vendita o l’uso di droghe. I trafficanti di droga sono per la maggior parte minori e tossicodipendenti che avranno meno opportunità di trovare lavoro dopo essere uscite di prigione.
Secondo gli autori nella guerra alla droga esiste il paradosso che più i governi combattono il fenomeno maggiormente aumentano i prezzi delle sostanze stupefacenti per compensare i maggiori rischi: in questo modo vi è un aumento dei profitti per quei trafficanti che non sono arrestati dalla polizia.
Il Messico offre un esempio sui costi della guerra alla droga: da quando la campagna antidroga è iniziata nel 2006 più di 50mila persone sono morte, in proporzione sarebbero circa 150mila americani, un numero di decessi di gran lunga superiore alle perdite americane in Iraq e Afghanistan e circa tre volte il numero dei morti americani nella guerra in Vietnam. La maggior parte delle vittime sono civili innocenti, militari, agenti di polizia e funzionari governativi locali.
I sostenitori della guerra alla droga sostengono che mantenere le sostanze illegali scoraggerebbe molte persone dall’acquistare prodotti illegali ma nel caso delle droghe non sempre è vero perché l’uso di droghe inizia quando le persone sono adolescenti o giovani e quindi una forma di ribellione può spingerli all’uso ed alla vendita di droga proprio perché tali attività sono illegali.
L’illegalità delle sostanze stupefacenti inoltre scoraggia molti tossicodipendenti ad andare in cliniche specializzate nella disintossicazione o a richiedere aiuto perché temono di essere segnalati e quindi arrestati e condannati: perciò gli autori ritengono che se la guerra alla droga può aver causato un inferiore consumo di droga a causa dell’aumento dei prezzi ha probabilmente aumentato il tasso di dipendenza.
Becker e Murphy suggeriscono di seguire l’esempio del Portogallo depenalizzando tutte le droghe ma mantenendo l’illegalità del traffico di droga. In questo modo i consumatori non potrebbero essere puniti penalmente se trovati in possesso di piccole quantità per uso personale, diminuirebbe la popolazione carceraria e sarebbe più facile per i tossicodipendenti chiedere apertamente l’aiuto di cliniche e gruppi di aiuto.
Secondo gli economisti la depenalizzazione di tutte le droghe da parte degli Usa sarebbe un importante passo positivo nella guerra alla droga. Negli ultimi anni, alcuni Stati hanno cominciato a depenalizzare la marijuana, una delle sostanze meno dannose e che crea meno dipendenza. La marijuana è ora depenalizzato in circa 20 stati e se la depenalizzazione della marijuana avrà successo, il passo successivo sarebbe quello di depenalizzare altre droghe come le anfetamine e questo lentamente potrebbe portare alla completa depenalizzazione di tutte le droghe.
I vantaggi della depenalizzazione del consumo di droga non sarebbero principalmente la riduzione dei costi della guerra alla droga ma si abbatterebbero i costi sociali: il prezzo delle sostanze diminuirebbe, si ridurrebbe il ruolo della criminalità nella produzione e nella vendita, si migliorerebbero molti quartieri, molti studenti di minoranze etniche sarebbero incoraggiati a finire le scuole e si ridurrebbero notevolmente il numero di incarcerati statali e federali con un risparmio delle risorse finanziarie del governo.
I prezzi dei farmaci più bassi che potrebbero derivare dalla depenalizzazione completa potrebbe incoraggiare un maggiore consumo di droghe ma porterebbe ad abbassare i tassi di dipendenza perché i tossicodipendenti potrebbero più liberamente richiedere aiuto. Inoltre le accise sulla vendita delle droghe, simili a quelle sulle sigarette e l’alcol, potrebbero essere impiegate per diminuire un maggiore uso di droga che potrebbe essere causato dai prezzi più bassi.
Gli autori ricordano l’esperienza del proibizionismo la cui fine ha determinato la relativa criminalità. Perciò dal momento che i costi principali della guerra alla droga sono i costi relativi alla criminalità implicata con il traffico di droga, i costi per la società sarebbe molto ridotti anche se il consumo di droga aumenterebbe complessivamente un po’.
Gli economisti concludono ritenendo che la depenalizzazione del consumo di droga non è facile da raggiungere in quanto vi è una forte opposizione.
Ad ogni modo anche al di fuori degli Stati Uniti si comincia a prendere consapevolezza degli effetti disastrosi della guerra americana alla droga e l’ex presidente messicano Felipe Calderon ha proposto “soluzioni di mercato” come alternativa al problema.
Ad ottobre una ricerca della UK Drug Policy Commission era arrivata alla conclusione che fosse consigliabile depenalizzare il consumo di droga nella lotta alla criminalità organizzata ed a dicembre uno studio di Human Rights Watch aveva evidenziato l’inutilità degli arresti per possesso di droghe leggere.

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3 pensieri su “The Wall Street Journal: “Tempo di alzare bandiera bianca nella guerra alla droga”

    1. Cagliostro Autore articolo

      Dici? Invece secondo la teoria dei due economisti significherebbe un forte danno alle mafie con conseguenti entrate per le casse pubbliche: in effetti è facile da immaginare.

      Rispondi

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