Quegli anonimi genitori di ragazzi omosessuali che si oppongono alla legge contro l’omofobia.

In Parlamento è in dirittura d’arrivo il disegno di legge contro l’omofobia: un disegno di legge fortemente osteggiato dal mondo cattolico e su cui ci sono state molte prese di posizione e polemiche. Nel panorama degli interventi è curioso leggere su Tempi il parere di Agapo, ossia un’associazione di genitori ed amici di persone omosessuali.
Si potrebbe pensare che un’associazione che riunisce persone che hanno legami con persone omosessuali sia a favore di un simile provvedimento ma invece ritengono che «parlare oggi di “odio generale” nei confronti degli omosessuali e “emergenza omofobia”, come spesso appare sui media e sulla bocca di chi chiede la Legge omofobia, a nostro avviso, non centra il vero problema e ignora la solitudine esistenziale del giovane, aggravandola, spingendolo a credere che gli altri siano tutti “contro di lui”. In Italia le leggi per tutelare le persone discriminate, anche omosessuali, esistono già».
Sempre Agapo continua: «A nome dei giovani omosessuali e di chi davvero vuole il loro bene chiediamo alla politica di rinunciare alla Legge omofobia, perché una tale legge nella sostanza non aggiunge alcuna tutela a loro favore».
Nonostante Agapo scriva “a nome dei giovani omosessuali e di chi davvero vuole il loro bene” restano molti dubbi su questa associazione che già si era opposta al progetto da parte della Giunta Pisapia di istituire il registro delle coppie di fatto.
Già in quella occasione erano stati avanzati dubbi sulla reale esistenza di Agapo e – su tempi.it – Carlo Candiani aveva precisato che l’associazione esiste ed è regolarmente iscritta nel registro delle associazioni di Solidarietà familiare della Regione Lombardia e in quello delle associazioni di volontariato.
Non ci sono molti dubbi che Agapo – a livello formale – esista. D’altronde – se non esistesse – non avrebbe potuto ricevere un finanziamento di 2.616,65 € dalla Asl Milano della Regione Lombardia per istituire il servizio di telefono “Amico Segreto” rivolto alle persone omosessuali.
Il dubbio non è se Agapo esista a livello formale: d’altra parte per costituire una Onlus non è necessario un numero elevato di soci e non è necessario – a differenza delle fondazioni – destinare un capitale minimo.
Il dubbio è – molto più semplicemente – quanto Agapo possa rappresentare le persone omosessuali ed i loro genitori. Agapo stessa non aiuta a dissipare questo dubbio. Infatti una lettera aperta del 24 luglio pubblicata su tempi.it non era firmata da nessun presidente o rappresentante dell’associazione stessa ma si chiude semplicemente con “La presidenza AGAPO – Lettera firmata”: una lettera non firmata è un po’ poco per una lettera aperta.
A differenza di Agapo, le lettere aperte dell’Agedo (Associazione Genitori di Omosessuali) sono tutte firmate dalla Presidente Rita De Santis o da altri rappresentanti dell’associazione.
Sul sito stesso di Agedo è presente lo statuto dell’Associazione con la firma della fondatrice (e presidente dell’associazione sino al 2007) Paola Dell’Orto (madre di Giovanni Dall’Orto, storico del movimento gay e direttore della rivista Pride) con foto e video delle attività svolte da Agedo e – soprattutto – dei suoi appartenenti.
A differenza di Agedo, Agapo non pubblica nessuno statuto e quindi non si può sapere quali sono gli organi dell’associazione, chi è il suo presidente, chi sono gli organi dell’associazione, se esiste un consiglio direttivo, quante sono le persone effettivamente associate ad Agapo e quali sono le iniziative effettivamente svolte dall’associazione.
La stessa lettera contro il disegno di legge contro l’omofobia non riporta nessuna firma: veramente un po’ poco per un’associazione che vuole parlare “a nome dei giovani omosessuali e di chi davvero vuole il loro bene”. Prima di parlare a nome di qualcuno bisognerebbe almeno avere un nome.

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