Sul divorzio breve mal di pancia dei cattolici.

La Camera dei Deputati a larga maggioranza (381 sì, 30 no, 18 astenuti) ha approvato il disegno di legge per introdurre in Italia il divorzio breve: disegno di legge che ora passa al Senato per l’approvazione finale.
Questo disegno di legge bipartisan non riscuote di certo le simpatie del mondo cattolico ma – considerati i numeri – la reazione è stata tutto sommato tiepida ed in tono minore rispetto a quanto avvenuto durante l’iter di approvazione alla Camera. Per la Cei non è mancato il commento del segretario generale della Cei, monsignor Galantino secondo cui il divorzio breve è una «deriva culturale».
All’indomani del via libera da parte della Camera l’organo di area Comunione e Liberazione Tempi titola “Approvata alla Camera la proposta di legge sul divorzio breve. Qui si spiega perché non è una buona notizia”. La “spiegazione” è lasciata alla deputata Eugenia Roccella che parla di «legge ideologica» senza tuttavia spiegarne il motivo.

Una legge che non sarebbe necessaria per l’avvocato Massimiliano Fiorin sempre intervistato da Tempi: «La direzione che si prende con questa legge è la stessa su cui ci siamo incamminati da quarant’anni a questa parte: rendere il divorzio sempre più agevole e incondizionato. Eppure tutta questa fretta è ingiustificata. Non c’è tutta questa pressione, non c’è questo esercito di coppie che vogliono divorziare ma sono costrette ad aspettare. In più del 60 per cento dei casi i coniugi non divorziano appena sono passati i tre anni, ma restano separati a tempo indefinito. E le ragioni per un simile atteggiamento non mancano». Nonostante per Fiorin la fretta con cui il parlamento sta varando questo disegno di legge sia “ingiustificata” il Sole24Ore rileva che sono più di 200mila le coppie pronte a chiedere il divorzio breve.
Se la prende con i suoi vecchi compagni di schieramento Alfredo Mantovano sulla Nuova Bussola Quotidiana mentre nel bersaglio di Francesco Belletti, presidente del Forum delle associazioni familiari, entra l’ufficio di presidenza della Camera che ha accelerato sui tempi del disegno di legge.
Critica verso i politici cattolici e contro le associazioni in difesa della famiglia Paola Binetti: «Se ben poco ha fatto la politica, pressoché nulla hanno fatto le associazioni familiari, concentrate su altri obiettivi, ma distratte rispetto alla vera posto in gioco». Forse distratte a tuonare contro i diritti delle persone omosessuali “in difesa della famiglia tradizionale”?

Sull’agenzia di informazione Corrispondenza Romana Danilo Quinto, ex tesoriere dei Radicali già condannato in via definitiva – come riporta Panorama – a dieci mesi di reclusione per appropriazione indebita aggravata e continuata,  accusa gli stessi deputati cattolici. La prende da molto lontana Danilo Quinto: «Questo risultato è il prodotto delle blande posizioni espresse dai deputati che si definiscono cattolici. Non di queste settimane o mesi, ma di questi decenni. Sono riusciti a subire i nefasti effetti di una cultura dominante e da pensiero unico, che ha le sue radici profonde in quel ’68 che ha elevato i diritti a totem e la libertà a desiderio, massacrando la morale naturale (….). A qualunque schieramento o partito appartenessero, da legislatori non sono stati in grado né di fare approvare una sola legge che tutelasse e promuovesse l’istituto matrimoniale tra un uomo e una donna, riconoscendone il suo ruolo fondamentale – concorrendo anche loro, di fatto, alla piaga della crisi della natalità, che rende questo paese sempre più povero e triste – né di arginare il suo dissolvimento a favore di matrimoni tra persone dello stesso sesso». Perciò per Danilo Quinto in Italia esistono i matrimoni per le persone dello stesso sesso: un particolare che era sfuggito ai più.

A tirare in ballo i bambini è Zenit, l’agenzia di stampa dei Legionari di Cristo: «I “piccoli” d’Europa, cioè i bambini, sembrano essere l’ultima preoccupazione degli alfieri del divorzio breve, nonostante gli psicologi rimarcano il “trauma pressoché insuperabile” dei figli di coppie che si lasciano». A preoccuparsi dei minori è sempre Giuseppe Belletti sul Sussidiario: «Sarebbe molto più importante invece che lo Stato protegga il valore pubblico della stabilità coniugale e che si preoccupi di tutelare i soggetti che dallo scioglimento del matrimonio hanno più da perdere». Forse basterebbe leggere l’articolo 6 della legge 898/1970 (detta Fortuna-Baslini) che ha introdotto il divorzio in Italia per rendersi conto che sin dal lontano 1970 il legislatore si è preoccupato delle sorti del minore coinvolto suo malgrado nel divorzio dei genitori. La legge infatti prevede «l’obbligo, ai sensi degli articoli 147 e 148 del codice civile, di mantenere, educare ed istruire i figli nati o adottati durante il matrimonio di cui sia stato pronunciato lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili, permane anche nel caso di passaggio a nuove nozze di uno o di entrambi i genitori» mentre «il tribunale che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio dichiara a quale genitore i figli sono affidati e adotta ogni altro provvedimento relativo alla prole con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale di essa». A volte basterebbe dare un’occhiata ai testi di legge già in vigore per evitare polemiche pretestuose: sembra facile ma non lo è.

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