Archivi tag: piergiorgio welby

A sei anni dalla morte la lettera aperta di Piergiorgio Welby al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Caro Presidente,

scrivo a Lei, e attraverso Lei mi rivolgo anche a quei cittadini che avranno la possibilità di ascoltare queste mie parole, questo mio grido, che non è di disperazione, ma carico di speranza umana e civile per questo nostro Paese.
Fino a due mesi e mezzo fa la mia vita era sì segnata da difficoltà non indifferenti, ma almeno per qualche ora del giorno potevo, con l’ausilio del mio computer, scrivere, leggere, fare delle ricerche, incontrare gli amici su internet. Ora sono come sprofondato in un baratro da dove non trovo uscita.
La giornata inizia con l’allarme del ventilatore polmonare mentre viene cambiato il filtro umidificatore e il catheter mounth, trascorre con il sottofondo della radio, tra frequenti aspirazioni delle secrezioni tracheali, monitoraggio dei parametri ossimetrici, pulizie personali, medicazioni, bevute di pulmocare. Una volta mi alzavo al più tardi alle dieci e mi mettevo a scrivere sul pc. Ora la mia patologia, la distrofia muscolare, si è talmente aggravata da non consentirmi di compiere movimenti, il mio equilibrio fisico è diventato molto precario. A mezzogiorno con l’aiuto di mia moglie e di un assistente mi alzo, ma sempre più spesso riesco a malapena a star seduto senza aprire il computer perchè sento una stanchezza mortale. Mi costringo sulla sedia per assumere almeno per un’ora una posizione differente di quella supina a letto. Tornato a letto, a volte, mi assopisco, ma mi risveglio spaventato, sudato e più stanco di prima. Allora faccio accendere la radio ma la ascolto distrattamente. Non riesco a concentrarmi perché penso sempre a come mettere fine a questa vita. Verso le sei faccio un altro sforzo a mettermi seduto, con l’aiuto di mia moglie Mina e mio nipote Simone. Ogni giorno vado peggio, sempre più debole e stanco. Dopo circa un’ora mi accompagnano a letto. Guardo la tv, aspettando che arrivi l’ora della compressa del Tavor per addormentarmi e non sentire più nulla e nella speranza di non svegliarmi la mattina. Continua a leggere

Pubblicità

Sei in Germania e non paghi le tasse alla Chiesa? Sei scomunicato

Sei in Germania ma non paghi l’obolo alla Chiesa? Considerati scomunicato e dimenticati i sacramenti.
Questo è quanto ha previsto la Conferenza episcopale tedesca con l’approvazione della Santa Sede.
Mentre in Italia il finanziamento alla Chiesa cattolica avviene con il controverso sistema dell’8 per mille in Germania vige un sistema molto più diretto. Infatti i contributi fiscali vengono percepiti direttamente dall’anagrafe tributaria. La tassa si chiama Kirchensteuer ed il contribuente deve indicare se appartiene alla confessione cattolica o a quella protestante ed – in questo caso – gli viene applicata questa tassa con aliquote che variano dal 3% all’8% del reddito Irpef.
Cosa accade nel caso una persona non appartenga o decida di non appartenere più a nessuna confessione? Viene esentato dal pagamento del pesante tributo ma la decisione viene comunicata agli organi competenti che provvedono ad annullare i sacramenti ricevuti.
Nonostante questi effetti religiosi dal 1990 in poi oltre 100mila tedeschi all’anno hanno voltato le spalle alla Chiesa cattolica, mentre nel 2011 è stato toccato il record di 126.488 autoesclusioni. Continua a leggere

Fine vita: la decisione di Martini non sarebbe stata permessa dalla legge

La morte del cardinal Martini ha suscitato molte divisioni sia all’interno del mondo cattolico che in quello laico.
Una parte dei cattolici non ne condivideva le posizioni progressiste mentre una parte del mondo laico ha messo in luce che il cardinale non si fosse mai messo in contrapposizione (e questo non è esattamente vero) con le gerarchie ecclesiastiche.

Polemiche si sono riaccese anche davanti alla decisione del religioso di evitare l’accanimento terapeutico.

Il caso è stato paragonato all’episodio di Eluana Englaro per cui era stata sospesa la nutrizione.

Davanti a queste polemiche la Santa Sede tramite Don Roberto Colombo – docente alla facoltà di medicina dell’ospedale Gemelli di Roma – è intervenuta nel dibattito.

Continua a leggere