Grazie due volte Alex Schwazer!

In Italia è partito il gioco al massacro nei confronti di Alex Schwazer: “colpevole” addirittura di aver assunto una sostanza proibita al di fuori delle competizioni sportive. Ovviamente – in questa Italia moralista – la causa di tutti i mali è questo ragazzo di ventotto anni che ha commesso un errore.

Quelli che si indignano tanto nei confronti di Schwazer (un ragazzo che ha onorato l’Italia con un oro olimpico) sono capaci di indignarsi ugualmente per i tanti mafiosi, bancarottieri, truffatori, politicanti venduti, imprenditori disonesti, lobbisti, funzionari corrotti, evasori fiscali, fascisti che hanno ridotto l’Italia sul lastrico?

Perché ci indignamo tanto per un ragazzo che ha sbagliato e ci ha reso – per qualche secondo – orgogliosi di essere Italiani ma non ci indignamo per le tante persone che – giorno dopo giorno – ci fanno vergognare di questa Italia?

Tutti dovremmo essere doppiamente grati ad Alex Schwazer. Dobbiamo ringraziarlo una volta per averci regalato un oro olimpico e doppiamo ringraziarlo una seconda volta per aver avuto il coraggio di ammettere il suo sbaglio e la sua debolezza chiedendo scusa a tutti: un’attività – quest’ultima – più che rara in Italia.

Schwazer ha ora solo un dovere: ritornare a correre per dimostrare che esiste lo sport pulito. Lo stesso sport pulito con cui Schwazer ha conquistato l’oro di Pechino.

Chi si diletta al gioco al massacro dovrebbe imparare che – prima dell’atleta – esiste l’uomo con le sue debolezze e le sue paure.

Tutti quelli che si dilettano al gioco al massacro nei confronti di Alex Schwazer, dovrebbero rileggere le parole che un grande sportivo ucciso dai media – Marco Pantani – scrisse nel suo testamento.

Ecco cosa scrisse il grande corridore:
“Sono stato umiliato per nulla. Per quattro anni sono in tutti i tribunali, ho solo perso la mia voglia di essere come tanti altri sportivi, ma il ciclismo ha pagato e molti ragazzi hanno perso la speranza della giustizia.
E io mi sto ferendo con la deposizione di una verità sul mio documento, perché il mondo si renda conto che se tutti i miei colleghi hanno subito umiliazioni, in camera con le telecamere nascoste per cercare di rovinare le famiglie; e poi dopo come fai a non farti male.
Io non so come mai mi fermo in casi di sfogo come questi. Mi piacerebbe, io so di aver sbagliato con le prove però, ma solo quando la mia vita sportiva, soprattutto privata, è stata violata, ho perso molto.
E sono in questo paese con la voglia di dire che hasta la victoria è un grande scopo per uno sportivo. Ma il più difficile è di aver dato il cuore per uno sport, con incidenti e infortuni: e sempre sono ripartito. Ma cosa resta, c’è tanta tristezza e rabbia per le violenze che la giustizia a tempi è caduta nel credere. Ma la mia storia spero che sia di esempio agli altri sport che le regole, sì, ma devono essere uguali per tutti. Non esiste lavoro che per esercitare si deve dare il sangue, i controlli di notte alle famiglie degli atleti.
Io non mi sono sentito più sereno di non essere controllato in casa, in albergo, dalle telecamere e sono finito per farmi del male, per non rinunciare alla mia intimità, all’intimità della mia donna, e degli altri colleghi che hanno perso. E molte storie di famiglie violentate. Ma andate a vedere cos’ è un ciclista e quanti uomini vanno in mezzo alla torrida tristezza per cercare di ritornare con quei sogni di uomo che si infrangono con le droghe: ma dopo la mia vita di sportivo. E se un pò di umanità farà capire e chiedere cosa ci fa sperare e che con uno sbaglio vero si capisce e si batte, perchè si sta dando il cuore. Questo documento è verità, la mia speranza è che un uomo vero o una donna legga e si ponga in difesa di chi, come si deve dire al mondo, regole per sportivi uguali per tutti. E non sono un falso, mi sento ferito e tutti i ragazzi che mi credevano devono parlare. Ciao Marco”

Forza Alex!

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