New York Times: “La Salerno-Reggio Calabria è il simbolo del fallimento dello Stato italiano”

Sono passati 18 anni da quel maledetto 29 settembre 1994.
Nicholas Green, un bambino statunitense di sette anni, era in vacanza in Calabria con la sua famiglia. Viaggiava sulla Salerno-Reggio Calabria quando – all’altezza dello svincolo di Vibo Valentia – dei rapinatori affiancarono l’auto su cui stava viaggiando sparando dei colpi che colpirono il bambino. Nicholas venne portato all’ospedale di Messina ma morì il 2 ottobre: i suoi genitori autorizzarono l’espianto degli organi commuovendo con questa vicenda l’intera Italia.
Ovviamente ci furono molte polemiche sulle condizioni della Salerno-Reggio Calabria: un’autostrada per cui ci vuole molta fantasia per definirla tale e su cui vige il controllo della criminalità organizzata.

Dagli Stati Uniti si riaccende l’attenzione della stampa su questo importante pezzo autostradale con un articolo di Rachel Donadio sul The New York Times: “Corruption Is Seen as a Drain on Italy’s South”.
Donadio descrive l’amara realtà di un’autostrada cominciata nel 1960 e non ancora finita, una strada che spesso si restringe a due corsie con uno slalom continuo tra cantieri sempre aperti e gallerie non illuminate.
Il New York Times è molto asciutto nello scrivere che «niente rappresenta meglio i fallimenti dello Stato italiano di quanto possa fare l’autostrada Salerno-Reggio Calabria». Un’autostrada simbolo della cultura del voto di scambio alimentata dalla criminalità organizzata «che è endemica nel sud Italia» frodando lo Stato e lasciando la Calabria geograficamente ed economicamente isolata.
Donadio rimarca anche che l’A3 è un elemento di ciò che alcuni Paesi del Nord Europa temono di più: ossia sussidi e finanziamenti che svaniscono (spesso nelle mani della criminalità) senza aiutare l’Europa meridionale a svilupparsi economicamente e senza che i governi possano o vogliano fare qualcosa per contrastare questa situazione.
Il quotidiano americano sottolinea come dal 2000 al 2011 l’Italia abbia ricevuto più di 60 miliardi di dollari dall’Unione europea per finanziare progetti in ambiti come l’agricoltura e le infrastrutture: la maggior parte di questi sono stati dati per il sud d’Italia. Di questi finanziamenti è stata prodotta solamente mezza autostrada mentre la Spagna – si sottolinea – è riuscita a dotarsi di una rete ferroviaria ad alta velocità con poco più di 100 miliardi di dollari.
L’Italia viene descritta come un Paese incapace di gestire i finanziamenti comunitari. Infatti si sottolinea che nel 2001 il nostro Paese abbia avviato il progetto di realizzare una nuova autostrada al posto della vecchia A3. Sono stati spesi 10 miliardi di dollari senza che venisse realizzato nulla di concreto mentre i tribunali italiani avevano rivelato che ci fossero evidenti episodi di corruzione. Per questo motivo l’Unione europea ha chiesto di non finanziare più il progetto della nuova A3 chiedendo al nostro governo di indirizzare i fondi verso altri progetti.
Per il New York Times «guidare lungo l’A3 significa per molti aspetti viaggiare attraverso il lato oscuro della storia recente d’Italia, dove un amalgama di clientele politiche e di corruzione hanno contribuito al secondo più alto debito in Europa dopo la Grecia».
In effetti – come si legge – nel corso della sua storia tre generazioni di appaltatori legati a tre generazioni di politici hanno fatto affari con la Salerno-Reggio.

Rachel Donadio sembra quasi che abbia letto i romanzi di Saverio Strati scrivendo che «è doloroso passare attraverso le case non ancora terminate di Rosarno, una zona agricola nota per i violenti disordini razziali scoppiati nel 2010, e guardare il mare da Gioia Tauro, una città portuale costruita su un’antica necropoli greca dove le tombe del cimitero sono meglio conservate di alcune case vicine».
Il porto di Gioia Tauro (che poi effettivamente è nel comune di San Ferdinando) aveva dato molte speranze all’area ma le speranze sono rimaste vane ed ora il porto affronta la concorrenza di altri porti del nord Africa pur rimanendo – purtroppo – il maggior porto d’ingresso per la cocaina che proviene dal Sud America anche per la presenza delle locali cosche della ‘ndrangheta.
Il New York Times descrive una Calabria in cui il clientelismo politico è il maggiore ostacolo al cambiamento, una Calabria dominata dalla ‘ndrangheta con legami politici molto forti.
Il quotidiano statunitense sottolinea che tre membri del Consiglio regionale calabrese sono stati arrestati per legami con la mafia e lo stesso presidente della regione Calabria Giuseppe Scopelliti è sotto inchiesta.
Il problema purtroppo è un sistema dove gli stessi cittadini hanno ricevuto posti di lavoro finanziati dallo Stato (emblematico il caso dei forestali calabresi) in cambio di voti.
Lo stesso ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca ha dichiarato al New York Times: «Diciamo che il rinnovo del sud non parte dalla Calabria».
In effetti se si considera che pure il comune di Reggio Calabria è stato sciolto per contiguità mafiosa si può dare ragione a Barca ma guardando i ragazzi calabresi di “Ed adesso ammazzateci tutti” qualche speranza che il cambiamento possa venire anche dalla Calabria c’è.

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