Vuoi diventare medico e sei gay? Meglio nasconderlo.

Sei gay, asiatico o Nigeriano? Allora è meglio nasconderlo: almeno se si vuole passare l’esame di medicina al Royal College of General Practitioners di Londra.
Il quotidiano britannico The Independent riporta che la dottoressa Una Coales – membro anziano del prestigioso istituto – ha scritto una guida per neutralizzare i pregiudizi da parte degli esaminatori del college.
Nella guida, la dottoressa Coales – che è stata in corsa anche per la presidenza del College – suggerisce agli studenti omosessuali di parlare con una voce più bassa e modificare il loro linguaggio corporeo.
In una parte della guida si può leggere: «Un candidato era alla sua terza udienza e ancora nessuno gli aveva detto che i suoi manierismi, l’andatura ed il linguaggio erano troppo apertamente gay, e che lui stava affrontando un esame gestito da un membro conservatore di destra del Royal College. Così gli ho consigliato di abbassare la sua voce acuta e neutralizzare i suoi movimenti del corpo. È tornato al suo intervento, ha praticato il suo discorso fino a quando la sua voce divenne roca e ha modificato il suo linguaggio del corpo. Non solo ha passato l’esame, ma mi ha informato che ha notato una grande differenza nel modo in cui i pazienti interagivano con lui».
Gli omosessuali non sono i soli che devono nascondere – secondo questa guida – le loro caratteristiche. La dottoressa Coales invita candidati nigeriani o asiatici di accentuare l’accento scozzese o gallese nel caso in cui affrontino l’esame in queste regioni mentre le donne non dovrebbero vestire abiti floreali per non essere scambiate per delle infermiere.
Gli studenti maschi dovrebbero radersi per offrire un’immagine pulita (e forse è comprensibile) mentre quelli in sovrappeso dovrebbero “proiettare un’immagine come Babbo Natale” incrociando le dita sull’addome con le dita incastrate ma aperte.
L’amministratore delegato del Royal College, Neil Hunt, ha preso le distanze da questa guida ed attualmente la dottoressa Coales sta affrontando un’inchiesta interna sebbene – forse – a dover andare sotto inchiesta è chi ancora si lascia influenzare dai pregiudizi nel valutare la professionalità dei candidati.

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